Proseguono incessanti le indagini per fare luce sulla morte di Sara Di Vita e di Antonella Di Ielsi, decedute a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre scorsi all’ospedale Cardarelli. In queste ore presso la Questura di Campobasso gli agenti della Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, stanno interrogando parenti e conoscenti delle due vittime. Almeno una decina le persone già ascoltate in questa nuova fase investigativa che si è aperta dopo la scoperta di ricina nel sangue delle due donne. Un veleno fatale già in piccolissime dosi, che si ricava dal seme del ricino attraverso una sintesi chimica complessa.
L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella di un avvelenamento avvenuto all’interno dell’abitazione di famiglia a Pietracatella. Una svolta che ha determinato anche il trasferimento della competenza dell’inchiesta alla Procura di Larino per il filone relativo al presunto duplice omicidio premeditato, al momento contro ignoti. Resta in capo alla Procura di Campobasso l’altro fronte investigativo, quello legato alle presunte responsabilità sanitarie, con cinque medici iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo e altre ipotesi connesse alla gestione dei primi accessi in ospedale. Gli sviluppi investigativi degli ultimi giorni però ridimensionerebbero il peso delle responsabilità sanitarie ipotizzate subito dopo la tragedia.
«Per arrivare a un avvelenamento vuol dire che c’è una strategia precisa e un movente piuttosto solido», ha affermato la criminologa Roberta Bruzzone, ospite della trasmissione La Vita in Diretta lo scorso 1° aprile. «Un movente di questo tipo, che riguarda un intero nucleo familiare, restringe in maniera significativa la lista dei potenziali soggetti interessati a questo tipo di vendetta. Il tutto, dunque, si riconduce secondo me proprio a una possibile vendetta», ha proseguito la criminologa, sottolineando come la ricerca dovrebbe concentrarsi «tra i soggetti più vicini alle vittime. Laddove dovesse essere esclusa questa prima cerchia, è evidente che non si può andare a cercare molto lontano. Cioè è qualcuno che aveva accesso all’abitazione, che aveva accesso al cibo dell’abitazione e che aveva accesso alle bevande nell’abitazione», ha chiosato Bruzzone.
Si lavora per ricostruire le ultime ore di vita di Sara e Antonella, per capire chi possa essersi procurato la ricina e con quali modalità. Nei prossimi giorni sono previsti un nuovo sopralluogo nell’abitazione della famiglia, posta sotto sequestro subito dopo la morte delle due donne, e nuovi esami sui campioni biologici. Un giallo che potrebbe chiarirsi a fine mese, quando arriveranno gli esiti delle autopsie, decisivi per dare risposta a una tragedia che ha scioccato un’intera regione.

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