Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute dopo Natale a seguito di un presunto avvelenamento
da ricina. L’avvocato di Gianni Di Vita, Arturo Messere, ha rinunciato all’incarico a poche ore dall’interrogatorio fiume che ha visto coinvolti lo stesso ex sindaco di Pietracatella, la figlia maggiore Alice e una cugina di famiglia. Interpellato dall’Ansa, il legale si è limitato a dichiarare: «Rinuncio all’incarico per motivi contingenti, altro non posso dire». Messere continuerà invece ad assistere il padre di Antonella Di Ielsi, mentre Alice continuerà ad essere assistita dall’avvocato Marco Lorusso, del medesimo studio legale.
Il caso passa ora nelle mani dell’avvocato Vittorino Facciolla, consigliere regionale del Pd e amico di Gianni Di Vita che, ricordiamo, ha ricoperto oltre al ruolo di primo cittadino nel suo comune anche quello di tesoriere regionale del Partito democratico: «In ordine alla mia nomina quale difensore di fiducia del signor Giovanni Di Vita, parte offesa nel procedimento penale a carico di ignoti, conseguente alla morte della propria moglie e della propria figlia, comunico che la stessa non è intervenuta in ragione di una modifica della sua posizione processuale», ha precisato l’avvocato Facciolla all’Ansa. «L’esigenza che mi ha manifestato Giovanni, persona che conosco e che apprezzo molto – ha aggiunto Facciolla -, nasce dalla necessità di un avvicendamento tra i legali. Il mio assistito, che ringrazio per la fiducia, mi ha comunicato che nella mattinata odierna (ieri, ndr) ha provveduto a formalizzare la revoca dell’incarico allo studio dell’avvocato Messere».
La novità arriva in un momento cruciale dell’indagine coordinata dalla Procura di Larino, che procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti. Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso stanno cercando di ricostruire con precisione quanto accaduto tra il 23 e il 24 dicembre, giorni ritenuti decisivi per comprendere le modalità con cui la sostanza tossica sarebbe stata assunta dalle due vittime.
Le audizioni, tenutesi mercoledì scorso, si sono protratte per diverse ore e hanno riguardato, oltre a Di Vita, anche la primogenita Alice e una cugina convocata a sorpresa dagli inquirenti. Quest’ultima, sta ospitando padre e figlia dal giorno della tragedia, ovvero da quando gli inquirenti hanno posto i sigilli all’abitazione della famiglia Di Vita in via Risorgimento.
Si tratta di un passaggio investigativo particolarmente delicato, che si inserisce in un quadro probatorio ancora in evoluzione e caratterizzato da numerosi accertamenti tecnici e testimonianze raccolte nelle ultime settimane.
Nonostante le precisazioni del legale, il tempismo della rinuncia del penalista Messere ha attirato l’attenzione degli osservatori: la decisione arriva infatti immediatamente dopo gli interrogatori, alimentando interrogativi sulla strategia difensiva e sugli sviluppi dell’inchiesta. Una scelta che potrebbe segnare un punto di svolta nella gestione della posizione di Di Vita, ascoltato come persona informata sui fatti insieme alla figlia maggiore.
Tuttavia al momento il fascicolo resta contro ignoti, mentre gli investigatori continuano a lavorare per chiarire la dinamica dell’avvelenamento che avrebbe provocato la morte delle due donne a pochi giorni dal Natale.
Intanto il caso continua ad attirare l’attenzione dei media nazionali. Secondo quanto riferito dal programma televisivo La vita in diretta, Di Vita avrebbe dichiarato agli investigatori di non avere nulla da nascondere: «Sono a vostra disposizione, la mia famiglia è stata distrutta, voglio la verità».
Nel frattempo si attendono gli esami medico-legali e la relazione del Centro antiveleni di Pavia per consolidare il quadro scientifico relativo alla presenza della ricina.
Il nuovo colpo di scena contribuisce ad accrescere il clima di attesa attorno a un’indagine che continua a sollevare quesiti e che potrebbe conoscere ulteriori evoluzioni nelle prossime settimane.






















