L’ennesima conferma di una sanità diseguale e di un’Italia spaccata in due arriva dai dati sulla mobilità relativi al 2024 e pubblicati ieri da Quotidianosanità.
Alcune Regioni confermano la capacità di attrarre pazienti, altre invece perdono assistiti e centinaia di milioni di euro per le cure che questi cercano oltre i confini amministrativi della loro residenza.
Qualità dei servizi, tempi di attesa per le prestazioni, specializzazioni presenti e capacità organizzative dei sistemi sanitari regionali: queste le variabili che producono un effetto ormai endemico. A dispetto del dichiarato principio di universalità delle cure e anche dell’espressione, tanto abusata quanto vuota di significato nella realtà, “governo della mobilità sanitaria”.
Nel merito, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto restano fortemente attrattive, numerose realtà del Centro-Sud continuano a registrare saldi ampiamente negativi perché i loro pazienti si spostano in massa verso territori – verso ospedali e strutture – considerati più efficienti o più specializzati. Complessivamente, si tratta di un giro d’affari che sfiora i 5 miliardi di euro.
La Lombardia guida la classifica dei saldi positivi – elenca Quotidianosanità – con un avanzo di 580,7 milioni di euro: è il risultato di ingressi per oltre 1,023 miliardi a fronte di 442 milioni in uscita. Segue l’Emilia-Romagna con 507,1 milioni e il Veneto con 189,4 milioni. Risultati positivi anche per Toscana (+54,4 milioni), Trento (+5,1 milioni) e Molise (+28,2 milioni).
Anche per il Molise si tratta di una conferma, la sola realtà del Centro-Sud che è in attivo. Ma ai 108 milioni di mobilità attiva, prodotta in massima parte dai due grandi erogatori privati convenzionati, fa da contraltare una cifra “monstre” se si considera che è prodotta quasi esclusivamente dagli ospedali pubblici e per prestazioni anche di media e bassa complessità: la Regione “spende “ 80 milioni (nel 2024 ma la cifra si è attestata su questo valore) per i molisani che vanno a curarsi altrove.
Il peggior saldo in valore assoluto è quello della Calabria, che registra – 304,1 milioni. Segue la Campania con -281,6 milioni, la Sicilia con -220,9 milioni, la Puglia con –210,3 milioni, il Lazio con –170,8 milioni, Liguria (-98 milioni) e Abruzzo (-86,4 milioni). Anche altre regioni mostrano squilibri: Sardegna (-79,1 milioni), Basilicata (-70,1 milioni), Marche con -56,9 milioni, Umbria (-37,5 milioni) e Friuli (-9,8 milioni).
«La distribuzione dei flussi – sintetizza Quotidianosanità – riflette dinamiche note: la perdita di risorse segue la migrazione dei pazienti verso le strutture che offrono specializzazioni avanzate, maggiore dotazione tecnologica, minori tempi di attesa e una più consolidata reputazione clinica. Il Centro-Sud continua a scontare carenze organizzative, ritardi nelle infrastrutture, difficoltà nel trattenere professionisti e criticità storiche nei livelli di assistenza».

 

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