Chi vince le elezioni ha il dovere di governare. Chi le perde, il diritto di protestare. L’assessore regionale ai Rapporti con i ministeri di Economia e Salute per il piano di rientro non ha menzionato il sindaco di Isernia, che dorme in tenda davanti al Veneziale dal 26 dicembre e ha chiamato tutti ad aderire alla fiaccolata di domani, ma è evidente che la sua risposta alla domanda dei cronisti sulle mobilitazioni in atto sul territorio si riferisse alla “tenda di Piero”.
«Le proteste sono legittime perché ci sono tante cose che non vanno e che devono essere corrette – ha detto – Noi stiamo facendo di tutto per riuscirci e credo che anche la protesta, se indirizzata nel modo giusto, senza interpretazioni più politiche che pratiche, ma orientata al raggiungimento di un obiettivo comune, possa facilitare le soluzioni».
Assessore della giunta Roberti ma in passato a lungo presidente della Regione e commissario della sanità, Michele Iorio ha rilanciato a Termoli – al convegno organizzato da Cgil e Ali sulla sanità pubblica – l’idea, per lui una precisa traccia di lavoro, del policlinico universitario. È quella la chiave di volta decisiva per lo scatto di reni che altrimenti la sanità pubblica molisana, piegata da un commissariamento lungo e dannoso (il debito non è diminuito ma i servizi invece sono al lumicino), non riuscirebbe a compiere.
Chi vince governa, dunque. E questo vuol dire portare avanti i programmi elettorali. Insieme al governatore Roberti, ha ribadito Iorio, «stiamo portando avanti un percorso di cambiamento dello schema alla base del commissariamento. Non è una questione di commissari fisicamente intesi, ma di gestione del riordino della sanità con metodi burocratici e ragionieristici che producono risultati sempre più negativi. Bisogna quindi assolutamente invertire la tendenza e realizzare i programmi che abbiamo dichiarato di voler attuare: la sanità deve restare pubblica e va migliorata. Basta tagli alla sanità pubblica per risparmiare. Al contrario, bisogna migliorare i servizi resi per poter guardare anche alla possibilità di una mobilità attiva verso le strutture pubbliche, che risanerebbe anche i nostri bilanci. Dobbiamo inoltre fare in modo che la nostra università, la facoltà di Medicina che abbiamo tanto voluto, realizzi finalmente il suo obiettivo: un policlinico universitario presso il Cardarelli di Campobasso, con la partecipazione degli ospedali di Termoli e di Isernia. Questo progetto dell’ospedale universitario è un nostro progetto – ha rivendicato l’ex presidente – e intendiamo realizzarlo. Ce la faremo soprattutto se avremo la possibilità di interloquire direttamente con il governo, senza dover passare attraverso i commissari. Questo è il nodo».
Dal governo Meloni, ha poi ricordato, sono stati stanziati 90 milioni per la riduzione del disavanzo e «20 milioni di euro in più all’anno per una regione piccola come la nostra». Allo stesso tempo ha rimarcato che la modifica delle regole per piani di rientro e commissariamento è stata chiesta da tutte le Regioni. Nessuna di quelle del Sud è uscita dal rientro ancora, per esempio. «Qualcosa non funziona e va corretto. Noi stiamo tentando di farlo». E c’è una stortura di fondo che il Molise vive tuttora sulla propria pelle: «Ci viene chiesto di migliorare le prestazioni tagliando le risorse all’Asrem. Va contro qualsiasi logica aziendale e contro l’interesse dei cittadini».
Durante il suo intervento al convegno, che ha visto la partecipazione del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, quindi una disamina a tuttotondo sui dati di performance della sanità molisana. «Analizzare i dati del Molise – ha sottolineato Iorio rivolgendosi a Cartabellotta – significa partire da una consapevolezza imprescindibile: siamo la regione più piccola d’Italia, con caratteristiche territoriali e demografiche uniche, che non trovano adeguata considerazione nei criteri di riparto del Fondo nazionale».
Qualche correttivo è stato introdotto ma l’assegnazione delle risorse alle Regioni non consente ancora di garantire i servizi essenziali perché i fondi trasferiti sono insufficienti.
Ripercorrendo l’evoluzione dei meccanismi di finanziamento, ha ricordato la cancellazione del fondo di riequilibrio per il Mezzogiorno e una narrazione che ha diviso il Paese tra presunte “regioni canaglia” e “regioni virtuose”, salvo poi constatare che i correttivi hanno spesso favorito altre aree. «Oggi il Molise – ha concluso – non dispone di un fondo sanitario adeguato ai bisogni reali del proprio territorio». ritai

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