È stata rinviata al 12 marzo l’udienza davanti al Gup di Campobasso per l’inchiesta della Dda su rifiuti e corruzione che coinvolge anche il presidente della Regione Francesco Roberti insieme ad altri 43 soggetti (di cui tre società).
La giudice Silvia Lubrano, a fronte di alcuni difetti di notifica e della richiesta di rinvio per impedimento di un legale, ha chiuso la sessione in meno di un’ora fissando come prevede la riforma Cartabia un calendario: 12 marzo, 21 maggio e 9 luglio. In quest’ultima data, ci sarà la decisione sul rinvio a giudizio chiesto dalla Procura di Campobasso. Prima, saranno affrontate le questioni preliminari. «Riteniamo di avere ragioni sia in punto di merito sia in punto di diritto sostanziose – ha commentato a margine Mariano Prencipe, che assiste il governatore – Le esporremo e poi deciderà il giudice». Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni del collega avvocato e collega di collegio difensivo, Giuseppe Stellato. «Sarà un processo interessante», ha quindi concluso.
Nell’inchiesta della Dda di Campobasso è coinvolta anche la moglie del presidente, Elvira Gasbarro, e società del settore dei rifiuti. Nel procedimento, Gasbarro è difesa da Michele Marone: «Noi contestiamo i fatti, saranno chiariti. Siamo fiduciosi nella giustizia», ha detto il legale.
Il governatore aveva chiesto di essere sentito e a maggio si era presentato davanti ai magistrati per depositare una memoria difensiva di 200 pagine. In quella memoria – spiegò allora Prencipe – è stata ricostruita tutta la vicenda e forniti molti chiarimenti. In particolare abbiamo evidenziato che ci sono intercettazioni dalle quali si evince chiaramente il fatto che Roberti non si sia interessato alle sorti di una società in particolare (Energia Pulita, ndr), come gli viene invece contestato. Anzi, fu proprio la Provincia di Campobasso guidata da Roberti a sollevare osservazioni e a imporre restrizioni a questa stessa società». Per la Procura, invece, Roberti avrebbe ottenuto un lavoro per la moglie, incarichi per lui e altri favori. I fatti che il pm gli contesta riguardano il periodo in cui prima di diventare capo di Palazzo Vitale, era sindaco di Termoli e presidente della Provincia di Campobasso. Su questo periodo è incentrata l’inchiesta della Dda su un traffico di rifiuti tra Molise e regioni limitrofe. L’indagine nel suo complesso riguarda i rapporti tra la malavita pugliese e quella molisana e dentro ci sono anche episodi di estorsione, droga e traffico di rifiuti, ma il filone delle indagini che riguarda Roberti è limitato agli episodi di presunta corruzione.
Fra imputati e “danneggiati”, le parti sono circa 90. Una maxi inchiesta e, se il Gup deciderà in tal senso, un maxi processo.














