Anche nella più rosea delle previsioni, contro cui milita il buonsenso e la storia recente della programmazione sanitaria molisana, il via libera del Tavolo tecnico al Programma operativo 2026-2028 è difficile che arrivi in tempo utile per iscrivere nel bilancio di previsione la prima tranche del contributo dello Stato al risanamento del debito (45 milioni). Soprattutto, senza l’allungamento temporale del piano di copertura del disavanzo residuo, per la Regione chiudere il documento contabile diventa impossibile. Proprio questo prevedeva l’emendamento Lancellotta al Milleproroghe, ribadisce con forza il centrodestra il giorno dopo l’accantonamento della proposta: più tempo (due anni in origine, uno nella riformulazione concordata con il Mef) per sanare il deficit.
La situazione è complessa, difficilissima anzi. Il governatore Francesco Roberti non ha problemi di sorta ad ammetterlo. E probabilmente per l’impegno che la deputata di FdI ha messo in campo alla Camera nessuno si aspettava un esito così drastico. L’emendamento era fra i segnalati, fra i prioritari per il partito di governo. E c’erano i pareri positivi dei ministeri della Salute e dell’Economia. È rimasto invece fuori dal vaglio della Commissione insieme ad altre centinaia. Finito il tempo, finite le speranze?
Quelle no. Far fallire una Regione guidata dal centrodestra, perché di questo si tratterebbe (le Regioni non possono andare formalmente in dissesto ma il blocco di spese e investimenti è comunque la conseguenza di bilanci in perdita), non renderebbe un buon servizio al governo Meloni e alla sua maggioranza. Il presidente della giunta, da giovedì a Roma per gli impegni in Conferenza delle Regioni, ha attivato immediatamente i suoi canali aggiungendoli a quelli dei parlamentari – a cominciare dalla stessa Lancellotta che ha dato conto di una trattativa serrata con Palazzo Chigi per risolvere la situazione – con l’obiettivo di ottenere un più agevole piano di copertura a stretto giro. Non può attendere la primavera, perché il bilancio di previsione entro il 30 aprile deve essere necessariamente approvato.
«L’emendamento promosso da Elisabetta Lancellotta era utile per coprire in un tempo più lungo le poste relative al disavanzo. Purtroppo, anche se ha ottenuto i pareri favorevoli non è stato accolto insieme a oltre 1.400 emendamenti per questioni tecniche e temporali per chiudere il Milleproroghe. Tuttavia – ha dichiarato Roberti ieri a Primo Piano – l’ottenimento del parere positivo da parte del Mef ci consente di farlo inserire prossimamente in un provvedimento che lo stesso Mef sta preparando».
r.i.

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