La carenza di personale medico, in Molise più marcata che altrove, esplode con tutta la sua gravità al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli. Da mesi – forse da anni – la direttrice dell’Unità operativa complessa di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza, Paola Di Rocco, segnala una situazione ormai al limite, fatta di turni impossibili da coprire e di un organico insufficiente a garantire la continuità del servizio.
L’ennesima lettera inviata alla direzione sanitaria di presidio e ai vertici aziendali, datata 26 febbraio 2026, certifica nero su bianco l’emergenza: anche facendo ricorso alle prestazioni aggiuntive, regolarmente retribuite e legittimamente attivate, non è possibile coprire i turni del mese di marzo. Una condizione che espone il principale Pronto soccorso regionale al concreto rischio di interruzione di pubblico servizio.
Dai documenti emerge uno scenario preoccupante. I pochi medici in servizio hanno già garantito la massima disponibilità, arrivando a coprire turni di 12 e persino 24 ore consecutive, talvolta rinunciando al prescritto riposo. Eppure, nemmeno questo sacrificio basta. La direttrice del reparto è costretta a ricorrere quotidianamente a soluzioni tampone, mentre lei stessa risulta in servizio ogni giorno, oltre ai compiti gestionali, per assicurare la tenuta della Medicina d’urgenza.
La tabella dei turni allegata alla comunicazione ufficiale è emblematica: spazi vuoti, coperture parziali, ricorso sistematico all’attività aggiuntiva e personale che, per limiti clinici, può operare solo come terzo medico in servizio. Un equilibrio fragile, che regge più sulla buona volontà dei professionisti che su un’organizzazione sostenibile.
Il Pronto soccorso del Cardarelli registra circa 100 accessi al giorno, rappresentando il vero hub dell’emergenza-urgenza regionale. Ed è proprio di fronte a questa emergenza che si impone una domanda tanto scomoda quanto inevitabile: ha ancora senso mantenere in piedi Pronto soccorso periferici con accessi quotidiani ridottissimi, se non prossimi allo zero, mentre Campobasso non riesce a garantire la copertura dei turni?
La questione non è ideologica né territoriale, ma organizzativa e di sicurezza. In un sistema sanitario segnato da una cronica carenza di medici, continuare a frammentare le risorse rischia di indebolire proprio i presìdi chiamati a gestire i casi più complessi e numerosi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il Pronto soccorso più grande del Molise in affanno, sostenuto da professionisti allo stremo.
La lettera della dottoressa Di Rocco non è una denuncia isolata, ma l’ennesimo grido d’allarme rimasto finora senza risposte strutturali. Chiede soluzioni organizzative urgenti per scongiurare l’interruzione del servizio, ma soprattutto pone una questione di sistema: senza una revisione seria della rete dell’emergenza-urgenza, il rischio è che a pagare siano i cittadini e gli stessi operatori sanitari.
Il tema, ormai, non è più rinviabile. Continuare a tamponare non basta. Serve una scelta chiara, anche impopolare, che tenga insieme sicurezza, qualità delle cure e sostenibilità del sistema. Perché un Pronto soccorso che regge solo grazie al sacrificio dei suoi medici non è un presidio sicuro. È un’emergenza annunciata. ppm























