Il caffè lo ha già preso. Ma ne gusta un altro insieme alla giornalista per ospitalità e anche per non privarsi del piacere di un cioccolatino. Vizio minore per Quintino Pallante. Quello “maggiore” sembra proprio la passione per la politica. Che lo rende sempre “papabile” in qualsiasi totonomi (alle amministrative per Campobasso si parlava di lui, per le politiche si parla di lui). «Devo ringraziare Paolo Frattura, invece, se sono qui, lo sa? La voglia di tornare in politica me la fece tornare lui».
Non è l’unica chicca di questa intervista. Il presidente del Consiglio regionale, esponente di primo piano (e lunghissimo corso) di Fratelli d’Italia, rieletto al giro di boa a capo dell’Assemnblea legislativa con un consenso bipartisan (16 voti su 21, due di sicuro sono arrivati dal centrosinistra), è intanto un quasi 65enne (lo spoiler è suo) che non ha smesso di studiare. L’elaborazione della tesi di un master, consegnata e a breve la discuterà, focalizza l’attenzione sulla necessaria riforma elettorale. E la sua proposta collima quasi totalmente con quella degli sherpa del centrodestra nazionale. Tranne che su un meccanismo che secondo lui non eviterà del tutto i paracadutati (sic!).
Presidente, quindi lo Stabilicum lo ha quasi scritto lei?
«Sono stato un precursore… Scherzi a parte, una premessa: di sicuro la bozza arriva in un momento delicato. È in atto il confronto referendario e credo sarebbe stato meglio non fossero scese in campo le due coalizioni perché è un argomento che riguarda tutti. Bisognerebbe entrare nel merito della riforma della giustizia e invece, ahinoi, negli ultimi giorni si è vista una contrapposizione sempre più politica, una specie di referendum pro o contro la Meloni. A prescindere dall’esito, mi dispiace perché questo svilisce la riforma. Non capisco poi perché una parte di coloro che tempo addietro erano favorevoli oggi cambiano idea. Io credo che la separazione delle carriere dei magistrati sia un miglioramento di un condizione di civiltà giuridica. Comunque, tornando alla riforma elettorale, la conclusione della mia tesi per il master va nella stessa direzione della bozza su cui poi si è raggiunto l’accordo».
Quali sono i punti qualificanti e secondo lei necessari della riforma elettorale?
«La reintroduzione del proporzionale che tanto bene aveva fatto negli anni migliori della Prima Repubblica, Come sempre poi i sistemi elettorali scontano un’usura che non è del sistema stesso, è causata dai partiti quando cercando di forzare la linea di demarcazione giuridica per arrivare al risultato elettorale. C’era bisogno di accordi ma la rappresentanza era affidata ai cittadini, c’era la preferenza che è essenziale. Con i collegi uninominali, invece, i candidati sono stati scelti dalle segreterie, alcune volte avulsi dai territori, molto spesso neanche empatici nei confronti degli elettori. Condivido che ci sia un piccolo premio di maggioranza per contemperare le esigenze di governabilità col proporzionale. Bene che il premio sia previsto alla Camera e al Senato. Nella proposta in discussione scatta sulle circoscrizioni, io avrei preferito un listino unico che avrebbe favorito la possibilità di scegliere personalità del mondo della scienza o dell’arte, che avrebbero aumentato la qualità del corpo legislativo. Il premio sulle circoscrizioni sembra andare verso la garanzia dell’establishment».
Non si evitano del tutto i paracadutati.
«Una piccola quota ci sarà. Io la avrei evitata del tutto. Complessivamente apprezzo la proposta e spero sia approvata il prima possibile e consenta di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. È una materia, questa, che mi appassiona molto come vede. Ma lo dico ancora una volta, senza velleità…»
Lei vuole mi vuole convincere che intende chiudere la carriera da presidente del Consiglio regionale del Molise?
«La voglio convincere che non sarà candidato alla Camera e al Senato. Ad aprile compio 65 anni, non vedo l’ora di diventare ufficialmente anziano. Ho una bella famiglia che mi riserva grandi soddisfazioni, il mio lavoro me ne ha date altrettante e così la politica, non devo rincorrere nulla. Certo, se qualcuno mi dovesse convincere che sono ancora utile darò il mio contributo ma non sono alla ricerca di nulla. Una cosa è sicura, io sono spendibile solo nel mio partito e nella coalizione di centrodestra. Altrimenti, sto a casa. Come è successo quando Berlusconi mi tolse il seggio. Pensavo di essere parlamentare, di averlo guadagnato con i voti, poi Berlusconi bontà sua scelte il seggio del Molise»
Alla faccia del paracadutato.
«No, Berlusconi era “urbi et orbi” (sorride). Quella è stata la mia occasione per andare in Parlamento, si è chiusa lì. la vita va avanti. E devo anche dire che se non ci fosse stato Frattura io non avrei continuato a fare politica».
Quando Paolo Frattura era presidente della Regione e lei direttore dell’Arpa?
«Gli dissi: non devo fare per forza il direttore generale dell’Arpa, quando sarai pronto e avrai scelto il dg terremo insieme una conferenza stampa, voglio stringere la mano al mio successore consegnandogli un’Agenzia che era migliore di come l’avevo trovata. Non fu possibile, lui mi fece una scorrettezza e io mi sono rideterminato a fare politica. Da questo punto di vista, lo devo solo ringraziare altrimenti non sarei qui».
Non c’è stata quasi una seduta del Consiglio, da inizio mandato, in cui non si sia parlato di sanità. E, soprattutto dopo l’adozione del Programma operativo da parte dei commissari, sarà ancora così.
«Questo è frutto di due condizioni, una la condivido e l’altra no. La prima è che la sanità va affrontato come problema che esiste. È il perno dell’amministrazione regionale dal punto di vista delle risorse e delle richieste dei cittadini, considerando anche che la nostra popolazione è anziana. Però molto spesso qualcuno la utilizza come Cicero pro domo sua e questo non lo condivido affatto perché, come ho detto sul referendum, non porta a nulla. Spero che la minoranza e la maggioranza si uniscano per il risultato di vedere riconosciute le risorse che questo governo nazionale ha stanziato. Il Mef pone delle condizioni ma chi non porrebbe condizioni per assegnare 90 milioni che si aggiungono ai 40 che ci sono stati erogati per il bilancio regionale e ai 20 in più per la sanità?
Quindi auspico che non si finisca come finora avvenuto sempre con uno scontro e con una mozione. Diceva Tommaso Di Domenico, amico e per me mentore politico, che le mozioni sono come la sigaretta per un condannato a morte: non risolvono la sostanza. Servono norme da parte del Parlamento e delibere del Consiglio regionale. Rispetto al piano operativo, comprendo le rivendicazioni locali, quelle dei sindaci, ma la visione in sanità deve essere regionale. Ci sono servizi essenziali, quelli d’emergenza e le reti tempo dipendenti, che vanno organizzati meglio. Per il resto, il percorso avviato è importante e le risorse stanziate sono rilevanti per colmare il deficit. Ma a noi tocca operare scelte coraggiose per modifiche sostanziali. Le modifiche sono state affidate ai commissari il cui ruolo sarà anche criticabile ma è necessario. Quindi si deve trovare un’intesa di massima, un sintesi fra governo nazionale, commissari e le nostre proposte che non possono essere “non chiudete nulla”. Il “non chiudete nulla” ci ha portato al punto in cui siamo».
A proposito di norme diverse, lei fa parte della Cabina di regia istituita dal Cnel sui nuovi criteri per il riparto del Fondo sanitario nazionale.
«Ho ricevuto una telefonata molto bella di Peppe Astore l’altro giorno e voglio ringraziarlo, oltre a cogliere assolutamente la sua disponibilità. Lui si è dimostrato un precursore delle riforme, quello che diceva anni fa si è poi, ahinoi, puntualmente verificato. Anche ai suoi tempi, fu alzata una barriera politica che poi ha prodotto il disavanzo. In occasione di un convegno, il presidente del Cnel Brunetta aprì alle sollecitazioni delle piccole Regioni sostenendo che l’algoritmo va rivisto. Il presidente della Conferenza delle Assemblee legislative, Aurigemma, non si fece sfuggire l’occasione. Più volte in Conferenza delle Regioni sono stati avviati tentativi ma lì il confronto è più difficile perché i governatori difendono ognuno, legittimamente, la propria posizione. Con uno studio affidato al Cnel, organo di rango costituzionale, può darsi che si porti a casa il risultato. Tra i parametri che saranno considerati c’è la desertificazione, la densità di popolazione, le condizioni economiche, il fabbisogno di salute. Io credo molto in questa Cabina di regia, ci siamo posti l’obiettivo di elaborare una proposta entro giugno».
rita iacobucci

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