C’è una frase latina che riassume meglio di qualsiasi altra il destino politico di Roberto Ruta: “Post fata resurgo”, dopo la morte risorgo. È il motto della fenice, la creatura mitologica che rinasce dalle proprie ceneri. E nel panorama politico molisano, ogni volta che il centrosinistra sembra smarrito o sull’orlo di una nuova sconfitta, il nome di Ruta torna a circolare con discrezione, quasi sottovoce.
Non è un politico che ama i riflettori. Non lo si vede spesso in prima linea, non alza la voce e raramente occupa il centro del palcoscenico. Ma chi conosce i meccanismi della politica regionale lo sa bene: Roberto Ruta c’è. E quando arriva, lascia il segno.
Non è questione di simpatie o di giudizi personali. Lo raccontano i fatti, e soprattutto una carriera politica che, nonostante un profilo pubblico volutamente sobrio, è tra le più complete della storia recente del Molise.
Campobassano, avvocato e docente di diritto nelle scuole superiori, Ruta ha attraversato tutte le principali istituzioni, salvo la presidenza della Regione. È stato consigliere comunale di Campobasso a soli 24 anni, poi presidente del Consiglio regionale e vicepresidente della Regione durante la giunta guidata da Giovanni Di Stasi. Ha rappresentato il Molise anche a Roma, prima alla Camera e poi al Senato, accumulando una lunga esperienza parlamentare.
Eppure, nonostante la lunga carriera, non ha mai reciso il suo legame con il centrosinistra, rimanendo sempre stabilmente collocato in quell’area anche nei momenti più difficili, quando i venti della politica nazionale e regionale sembravano soffiare in direzione opposta.
Uno dei passaggi più emblematici della sua capacità strategica risale alle elezioni del 2013. In quel frangente fu proprio Ruta a costruire, con pazienza e determinazione, il percorso che portò Paolo Frattura alla guida della Regione Molise, riuscendo anche a convincere l’europarlamentare Aldo Patriciello a rompere con l’allora governatore Michele Iorio. Una mossa che cambiò gli equilibri politici dell’epoca.
Ma è soprattutto negli ultimi anni che la sua impronta sembra riaffiorare con forza. Quando il vento politico sembrava ormai stabilmente favorevole al centrodestra, Ruta è riuscito a orchestrare un risultato che in pochi ritenevano possibile: l’elezione di Marialuisa Forte a sindaco di Campobasso, costruendo una coalizione ampia e composita, capace di tenere insieme sensibilità molto diverse.
E non è finita lì. Quando una parte della maggioranza ha deciso di sfilarsi dall’esperienza amministrativa, la tenuta numerica dell’amministrazione comunale è stata comunque garantita, grazie a una complessa opera di ricucitura che ha coinvolto anche settori del centrodestra. Oggi la giunta Forte affronta molte difficoltà amministrative, ma in Consiglio comunale i numeri non sono mai mancati.
Un’altra partita in cui la sua presenza appare evidente è quella della difesa della sanità pubblica molisana, tema su cui l’area progressista si è ricompattata negli ultimi mesi. E proprio in queste settimane il suo nome torna a circolare tra i protagonisti delle dinamiche interne al centrosinistra, anche nel dibattito sul fronte contrario al referendum.
Ruta, però, resta fedele al suo stile. Quando termina un incarico politico, torna nell’ombra. Torna al suo lavoro di insegnante e avvocato, lontano dai riflettori e dalla quotidianità della politica attiva. Anche sul piano personale mantiene un profilo sobrio: ha maturato i requisiti per il vitalizio regionale, ma – almeno secondo i dati pubblici disponibili – non ne ha mai fatto richiesta.
Eppure, proprio mentre sembra distante dalle cronache, qualcosa si muove sotto la superficie. Tra gli addetti ai lavori si parla con sempre maggiore insistenza di un possibile ritorno in campo. La chiave potrebbe essere la nuova legge elettorale nazionale di cui si discute in queste settimane. Se dovesse passare l’ipotesi di un sistema proporzionale puro con premio di maggioranza, senza collegi uninominali e senza preferenze, lo scenario molisano cambierebbe radicalmente.
In quel caso, secondo le simulazioni che circolano negli ambienti politici, il Molise eleggerebbe con buona probabilità quattro parlamentari: due del centrodestra e due del centrosinistra. Un equilibrio che aprirebbe inevitabilmente la partita sulle candidature.
Ed è qui che il nome di Roberto Ruta riemerge con forza. Se dovesse essere tra i candidati del centrosinistra, molti osservatori lo considerano già oggi uno dei favoriti per tornare a Roma, a Palazzo Madama o a Montecitorio. Non per caso, negli ultimi mesi il Partito democratico molisano sembra muoversi lungo una traiettoria di riassetto interno. In questa chiave viene letta l’elezione di Vittorino Facciolla alla presidenza dell’assemblea regionale del Pd, così come la scelta di Micaela Fanelli di non partecipare al voto, prendendo una certa distanza dalla nuova configurazione degli equilibri interni.
Sono segnali che, per molti, indicano un lavoro politico in corso. Un lavoro silenzioso, fatto di relazioni, equilibri e strategie, nel quale Ruta sarebbe nuovamente protagonista dietro le quinte.
Naturalmente, la politica ha tempi lunghi e imprevedibili. Un anno, si sa, può valere quanto un’era geologica. Gli equilibri cambiano, le alleanze si ridefiniscono e gli scenari mutano rapidamente.
Ma una cosa è certa: se Roberto Ruta ha un piano, difficilmente è frutto del caso.
La sua storia politica lo dimostra. E mentre si avvicinano le elezioni parlamentari del prossimo anno, la sensazione diffusa tra molti osservatori è che la fenice del centrosinistra molisano possa essere pronta a spiegare di nuovo le ali. E forse non è tutto. Perché oltre alla partita nazionale ce n’è un’altra che incombe all’orizzonte: le elezioni del 2028, quando i molisani saranno chiamati a rinnovare il Consiglio regionale.
È una scadenza ancora lontana. Troppo lontana, probabilmente, per fare oggi calcoli precisi. Ma chi conosce le dinamiche della politica locale non esclude che qualcuno stia già iniziando a lavorare anche su quel fronte.
Ne sanno qualcosa Alessandra Salvatore, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, e Giose Trivisonno, vicesindaco di Campobasso. Figure che, pur forti di percorsi personali e professionali, hanno costruito parte della loro esperienza politica anche grazie alla fiducia e alla stima di Roberto Ruta.
Segnali, indizi, movimenti sotterranei. Nulla di ufficiale, per ora.
Ma in Molise la politica ha imparato una lezione nel corso degli anni: quando Roberto Ruta sembra scomparso dalla scena, spesso è proprio il momento in cui sta preparando la sua prossima mossa. Lu.Co.

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