Mancano tre minuti alle 17: due ore dopo l’inizio dello spoglio, quando ormai la vittoria del no è consolidata, la premier Giorgia Meloni indica la linea che poi ministri, sottosegretari e leader di partito seguono. «Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia».
Gli italiani hanno respinto la riforma della giustizia. Sostanzialmente la formalizzazione in Costituzione della separazione delle carriere e di conseguenza la nascita di un Csm anche per i pubblici ministeri, l’eliminazione del voto per i componenti del Consiglio superiore (sostituita dal sorteggio) e l’introduzione dell’Alta Corte.
Oltre il 53% degli elettori a queste modifiche della Carta repubblicana ha detto no. In Molise, il 54,70%. A Campobasso, il 58,65%, a Termoli il 58,44, persino a San Giacomo (62,41), a Isernia città (53,15), ad Agnone (51,48), ma anche a Venafro (52,91) e a Pozzilli (51,83), A Riccia ha invece vinto il sì (50,24%), anche a Cercemaggiore (52,90%), a Bagnoli del Trigno (69,44) e a Belmonte del Sannio (68,60).
«Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale», così il Guardasigilli Carlo Nordio, rigorosamente dopo la premier.
«Il voto si rispetta sempre e comunque. Probabilmente non siamo stati capaci a spiegare al meglio le ragioni di una riforma che tendeva a migliorare il sistema giustizia e gli elettori hanno forse temuto che fosse un attacco alla Costituzione, anche se così non è», il commento del senatore molisano di FdI Costanzo Della Porta.
«Ci inchiniamo alla volontà del popolo», dice il vicepresidente del Consiglio e capo di Forza Italia, Antonio Tajani. «Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della Giustizia. Anche per questo, il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione», un’ora dopo l’altro vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini
«Sicuramente ha vinto la Costituzione italiana, ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l’indipendenza della magistratura», la valutazione del presidente del Comitato “Giusto Dire No” Enrico Grosso. «Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza» per la giunta dell’Anm. Per il procuratore di Napoli Nicola Gratteri «un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali».
Di «messaggio forte e chiaro» parla sul fronte politico il leader di Italia viva Matteo Renzi. «C’è una sconfitta sonora, prima che delle ragioni del Sì, del governo e del modo arrogante con cui ha voluto fare questa riforma», dice a Radio Leopolda l’ex premier.
Il primo a esultare dal fronte progressista è il capo del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: «Ce l’abbiamo fatta! Ha vinto la Costituzione», sintetizza sui social. In una conferenza stampa subito dopo rilancia: «È un avviso di sfratto al governo». Ed è, chiude la giornata la segretaria del Pd Elly Schlein, «anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla».
























