Poco meno di 70mila molisani hanno detto no alla riforma Nordio. «Un chiaro segnale che c’è un’alternativa al centrodestra: è questo il dato più politico che emerge oggi, il primo vero giorno di primavera in Molise».
Le parole della consigliera dem Micaela Fanelli concludono la carrellata di dichiarazioni politiche in piazza Municipio a Campobasso nella conferenza stampa tenuta insieme alla parte civica dell’ampio fronte contrario alla riforma del governo Meloni. E fanno da corollario alla sintesi della capogruppo Alessandra Salvatore («È stata una bellissima sorpresa, un no grande come la Costituzione») e soprattutto all’introduzione del segretario regionale del Pd Ovidio Bontempo: «Non si governa per modificare la Costituzione ma per rispettarla e attuarla. Siamo pronti a proporre un’alternativa di governo, ringraziamo i cittadini per questa straordinaria prova di resistenza e partecipazione».
Un risultato, gli fa eco, Roberto Gravina per i 5 stelle, «insperato fino all’inizio della campagna, poi le persone hanno compreso anche grazie agli “aiuti” che i fautori del Sì hanno dato svelando quali fossero le reali intenzione. È un segnale di unità, speriamo possa essere buon viatico per prossimi appuntamenti elettorali».
Il fronte progressista festeggia la vittoria al referendum e guarda oltre. L’apertura del leader pentastellato Conte alle primarie ha messo in moto lo spirito e la macchina organizzativa. La sensazione che si coglie, a margine della conferenza, dai coordinatori delle forze politiche, Bontempo e Vincenzo Notarangelo di Sinistra italiana fra gli altri, è che il voto degli italiani ha arrestato la corsa autoreferenziale e autoritaria del centrodestra. Se Meloni vorrà cambiare la legge elettorale dovrà coinvolgere le opposizioni, è il pronostico.
Il dato politico è che ora c’è da costruire «un per centrosinistra più forte», le parole di Piero Neri per i Verdi. La riforma non era della giustizia ma della magistratura, chiosa Matteo Fallica (Avs Campobasso), e contro la magistratura. Il verdetto delle urne ha dimostrato che «la Costituzione non è uno strumento in mano a chi governa». Una “vecchia signora”, l’ha metaforicamente descritta la sindaca di Campobasso Marialuisa Forte che «quando chiama, noi accorriamo a difenderla, è grazie alla Costituzione se oggi siamo qui in piazza».
Al Comitato per il No della società civile hanno aderito, e sono davanti al Municipio a godersi i frutti del proprio lavoro, anche la Cgil, l’Anpi (con Loreto Tizzani), Ali Molise (con la presidente regionale Bibiana Chierchia), il comitato Avvocati per il no (c’è fra gli altri Iulia Iemma). «È stata un’esperienza di resistenza, ce lo hanno insegnato i tanti astenuti e i giovani che hanno scelto di votare per salvare i principi che la Costituzione ha utilizzato per render vive e solide la democrazia e la libertà di questo Paese», ha concluso il presidente del comitato regionale Beppe Iglieri.
Chi ha perso, invece, spiega. Grande apprezzamento per la partecipazione, dei giovani soprattutto, arriva dal governatore Francesco Roberti. Dalle urne è arrivato però un «segnale chiaro: i cittadini non hanno ritenuto opportuno quel tipo di riforma della giustizia. Segnali che a mio parere vanno tenuti in debita considerazione. Credo – ed è il primo commento di vera autocritica ascoltato in queste 48 ore – che ci fossero altre riforme, più urgenti e importanti per il Paese».
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