Danni fra 300 e 400 milioni di euro e un numero impressionante di frane da contenere, oltre che di strade da rimettere in sicurezza e ristrutturare. Non c’è solo il ponte crollato sulla statale 16, infatti, per quanto quella sia la ferita più urgente da risanare perché taglia l’Italia a metà, dal punto di vista dei collegamenti e della viabilità, sulla dorsale adriatica.
Il conto dell’eccezionale ondata di maltempo della scorsa settimana per il Molise è salatissimo. Da capogiro. E l’impatto non è ancora stimato con esattezza, anche perché la neve che si sta rapidamente sciogliendo non resterà probabilmente senza ulteriori conseguenze dal punto di vista della tenuta idrogeologica del territorio.
Domani a Roma è in programma il vertice fra il governatore Francesco Roberti, accompagnato dall’assessore regionale ai Lavori pubblici Michele Marone, con il ministro delle Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini. Sarà l’occasione, dice a Primo Piano il presidente della Regione, per ribadire le richieste già avanzate al governo e illustrate sabato al capo dipartimento della Protezione civile Ciciliano: lo stato di emergenza nazionale, che consentirà di semplificare procedure e ridurre i tempi per la ricostruzione di arterie stradali e infrastrutture per la mobilità, lo stato di calamità per il risarcimento dei danni.
Le decine di sopralluoghi effettuati personalmente nelle ore drammatiche in cui il ciclone Erminio imperversava sulla regione, insieme ai tecnici della Protezione civile diretti dal dirigente Gaspare Tocci, hanno consentito al governatore di avere l’esatta contezza della devastazione che ha interessato tutto il territorio, non solo il basso Molise.
«Ci tengo ancora una volta a ringraziare la Protezione civile, i Vigili del fuoco, i volontari, la struttura regionale, i sindaci, i presidenti delle Province e le strutture tecniche di tutti gli enti. Naturalmente le Prefetture, il Centro coordinamento soccorsi, le forze dell’ordine e gli organi di stampa, nazionali e locali, che hanno contribuito insieme a noi alla gestione dell’emergenza fornendo puntualmente notizie e informazioni», ancora il presidente. «Adesso è il momento in cui, tutti insieme, dobbiamo tenere accesi i riflettori perché dobbiamo ricostruire. Ripartire con coraggio e la caparbietà che ci contraddistingue».
Le conseguenze dell’emergenza rischiano di rivelarsi drammatiche per il tessuto produttivo locale, già alle prese con il costo della guerra in Medio Oriente. Su questo fronte si registra l’apertura di credito e la dichiarazione di disponibilità della consigliera dem Micaela Fanelli. «Serve intervenire subito, con lo stato di emergenza, risorse rapide per cittadini e imprese, la sospensione degli oneri e un programma straordinario guidato da una struttura commissariale competente. Ma non basta tamponare: dobbiamo costruire una strategia di lungo periodo, utilizzando al meglio i fondi nazionali ed europei, rafforzando il coordinamento tra regioni e cambiando radicalmente la gestione del ciclo dell’acqua, con infrastrutture moderne ed efficienti», propone Fanelli. «In questo momento – si dice convinta – dobbiamo restare uniti, evitare polemiche e lavorare insieme per ottenere risposte concrete».
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