«Dopo le buone notizie che hanno riguardato la frana di Civitacampomarano, sono arrivate quelle, altrettanto positive, relative alla conclusione delle attività tecnico-amministrative per la gara di progettazione dell’intervento concernente il “consolidamento idrogeologico interessante il versante Nord-Est a valle dell’abitato” di Petacciato. Lo rende noto il presidente-commissario straordinario delegato, Donato Toma, dopo che, nei giorni scorsi, è stata pubblicata la gara sul sito di Invitalia che, attraverso la Misura “Azione di sistema”, di cui alla delibera Cipe 77 del 2017, svolge il ruolo di Centrale di committenza per conto del commissario stesso. L’importo dei servizi tecnici messi a gara ammonta a € 3.360.190,70 (Iva ed oneri esclusi), mentre l’importo totale dell’intervento è di € 40.599.460,00, uno dei maggiori importi mai destinati in Italia alla mitigazione di fenomeni di dissesto».
Era il novembre 2021 e quello che avete letto è l’incipit di una nota stampa della Regione, allora guidata da Donato Toma, sull’attivazione del bando per gli interventi di mitigazione della frana di Petacciato, che ieri si è riattivata spaccando l’Italia in due sulla dorsale adriatica e quando mancavano pochi mesi, secondo le stime dei dirigenti regionali, all’avvio concreto dei lavori.
Ma dallo scouting di Invitalia per i progettisti sono passati quasi cinque anni. E quasi dieci ne sono trascorsi dalla delibera Cipe del 2017 che ha stanziato le risorse. L’ultimo importante movimento della “bestia” – così la chiamano in paese – si era registrato il 18 marzo 2015.
Dieci anni senza ancora nessun intervento. E adesso bisogna capire come si deciderà di proseguire.
La progettazione è stata affidata da Invitalia al gruppo veronese Technital e prevede la realizzazione di pozzi drenanti di grande diametro per intercettare e regolare i flussi d’acqua nel sottosuolo, considerati la causa principale del dissesto. Il valore dell’intervento è pari a 27 milioni e i professionisti di Technital lo ritengono replicabile anche a Niscemi. Sempre a loro, Invitalia ha affidato il progetto per ridurre il rischio franoso a Civitacampomarano. In questo caso, il valore è di 8,2 milioni. Ma l’elaborato andrà, secondo le prime valutazioni del sindaco Paolo Manuele dopo la ripresa dell’attività del fronte in questi giorni, quanto meno rivalutato e rivisto.
La centrale di committenza della Regione ha pubblicato la gara per la progettazione definitiva e il consolidamento della frana di Petacciato il 4 dicembre 2025, è scaduta il 7 febbraio: 21 gli operatori economici che hanno risposto e la commissione nominata dal direttore della Cuc, Raffaele Malatesta, è in queste settimane al lavoro per la valutazione delle offerte.
Quello fra a Abruzzo e Molise è uno dei movimenti franosi più grandi d’Europa, attivo da almeno 110 anni. Una frana intermittente, ha spiegato ieri il governatore Francesco Roberti (attualmente è lui il commissario straordinario per il dissesto), impossibile da arrestare in maniera definitiva, si può solo cercare di mitigarne gli effetti.
Il cuore del problema, secondo i tecnici, è rappresentato dalla faglia profondissima e satura d’acqua che attraversa il sottosuolo di Petacciato. Una massa argillosa che, invece di poggiare su terreno stabile, scivola sopra un vero e proprio fiume sotterraneo: un flusso continuo d’acqua che arriva dalle pendici della Majella e che, nel suo percorso naturale, trova sfogo verso il mare Adriatico.
Era prevedibile che la frana avrebbe potuto riattivarsi dopo le eccezionali piogge dei giorni scorsi. Ma è stata comunque la “mazzata finale” per la viabilità nazionale e non solo locale: chiusa l’A14 nel tratto fra Vasto e Poggio Imperiale, circolazione ferroviaria sospesa. E la statale 16 negli stessi chilometri ancora interrotta, fisicamente interrotta, a causa del crollo del ponte sul Trigno. Un tragico scacco matto. ritai

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