«Perché la fase due significhi davvero ripartenza serve dare in tempi rapidi liquidità alle imprese».
Per rendere concreta questa sua convinzione e dichiarazione di intenti, il governatore del Molise Donato Toma sta definendo i dettagli di una manovra che condividerà probabilmente già oggi con l’esecutivo. Dalle verifiche fatte insieme al suo staff, al netto delle risorse Fsc che Palazzo Chigi si accinge a chiedere alle Regioni (il 15-20% della dotazione) e di cui si discuterà nella videoconferenza di oggi col ministro della Coesione Provenzano, la Regione ha a disposizione almeno 10-15 milioni che può destinare al sostegno al mondo produttivo ed economico locale stravolto dall’emergenza Covid.
Il pacchetto di azioni riguarderà fondamentalmente due misure, ma la base – spiega il presidente Toma – è la stessa: un contributo a fondo perduto per chi ha visto calare (precipitare) il volume d’affari. Fondo perduto che, insieme ai prestiti a tasso zero, per il capo di Palazzo Vitale è preferibile a lunghe sospensioni delle entrate. Si sta anche vagliando lo stop del bollo, riferisce, fino a luglio. «Ma bloccare le entrate per noi significherebbe non riuscire dopo un po’ di tempo a far fronte alle spese ordinarie. Dunque, preferisco il fondo perduto o il tasso zero», dice Toma.
Due misure, dunque, sono dietro l’angolo: per le micro imprese e per le piccole e medie. Nel primo target rientrano parrucchieri, professionisti, piccoli esercenti. Categorie che non hanno avuto spese, perché magari come nel caso dei parrucchieri, sono stati chiusi. «Ma allo stesso tempo non hanno incassato nulla e se tarassimo il nostro intervento in relazione alle spese, rischieremmo di non dargli nulla», ancora il presidente della giunta. La seconda linea di intervento sarà diretta alle pmi: laboratori artigianali, commercio di media superficie. In questo caso, l’obiettivo è aiutarli a ripartire meglio.
«La fase due si attua davvero se siamo bravi a mettere rapidamente risorse sul territorio. Per ripartire dopo un’emergenza del genere la programmazione di medio lungo periodo, quella che si attua coi bilanci, non è utile. Utilizzando i fondi comunitari e il fondo di sviluppo e coesione noi – prosegue il governatore – puntiamo a mettere in circolo buona parte della dotazione in un mese e poi di qui a sei mesi completare l’iniezione di liquidità per il tessuto imprenditoriale molisano».
Il ministero del Sud e Palazzo Chigi hanno chiesto alle Regioni del Sud di rinunciare a parte della dotazione Fsc (15-20%) per rafforzare quella del Nord. Fondi che saranno restituiti con il ciclo di programmazione 2021-2027. «Al governo io ho risposto che la solidarietà fra Regioni mi va benissimo. Allo stesso tempo però ho rilanciato la necessità di risolvere i nodi che riguardano il mio territorio, essenzialmente infrastrutture e disavanzo della sanità. Posso risolvere questi problemi attingendo a quelle risorse? Dopo di che, certo che il resto possono andare alle Regioni del Nord in questo frangente…».
Una trattativa non semplice. Anche per spese di Protezione civile – prosegue Toma pur precisando di non voler alimentare polemiche con Roma in questo momento – «ho l’impressione che alla fine si drenano risorse dalle Regioni. Chiediamo al governo di pagare ma in questo modo a pagare siamo sempre noi…».
Intanto, dal 20 c’è la sessione di bilancio regionale. Poco margine di manovra per il Consiglio, per molti motivi. Alcuni di sistema, per esempio sono ormai di competenza della giunta le variazioni amministrative al documento contabile di previsione. Molte comunque le proposte di modifica che il presidente ha già ricevuto dagli eletti di Palazzo D’Aimmo. Che la parte del confronto politico la lascia, anche per competenza, al sottosegretario Pallante. «Mi auguro – conclude però – che prevalga una visione complessiva e non solo relativa al proprio territorio».
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