Sul reddito di residenza attiva, Netflix realizzerà un docufilm. La troupe sarà in Molise per seguire la concretizzazione del progetto: la regione che paga chi ci va a vivere e ad aprire un’attività. Antonio Tedeschi sarà ‘dei loro’, vogliono che ci sia l’ideatore.
Un successo planetario di marketing territoriale, quel progetto. «Di cui anche il presidente Toma si vantò, giustamente». Che quello stesso presidente avesse revocato le nomine degli assessori mandando lui e gli altri tre consiglieri surrogati (Scarabeo, Matteo e Romagnuolo) a casa, Tedeschi lo ha saputo «dai social. E allora l’ho chiamato. Non mi ha risposto. Poi gli ho inviato un lungo messaggio. Se vuole glielo leggo… Gli ho ricordato le ragioni per le quali mi ero candidato con lui e i 1.300 voti che ho raccolto. Il lavoro che ho svolto in questi due anni. Gli ho manifestato la mortificazione umana e politica subita e gli ho detto che ci stava privando del diritto di votare l’atto più importante della Regione, il bilancio. Mi ha risposto: abbi fede…».
Il 13 maggio si discuterà di nuovo il vostro ricorso, suo e di Scarabeo.
«E noi confidiamo nel Tar. Che nel primo pronunciamento in qualche modo è già entrato nel merito di alcuni punti. Abbiamo denunciato gravi vizi di legittimità negli atti e nelle procedure. Avremmo dovuto essere convocati per esercitare il nostro diritto di voto. Saremmo stati in conflitto di interessi sull’abolizione della surroga? E il voto espresso dagli ex assessori non presenta un conflitto di interessi? Inoltre, il presidente avrebbe dovuto presentarsi in Consiglio con la metà più uno dei componenti della giunta. La cosa più grave è che Toma, con queste procedure contrarie allo Statuto e al regolamento ha messo a rischio il bilancio approvato. Il che significa che si può tornare anche alle elezioni. Per questo noi chiedevamo di attendere il verdetto della magistratura. Andremo comunque fino all’ultimo grado di giudizio. Impugneremo anche la legge elettorale che è stata modificata: i molisani hanno votato nel 2018 sapendo che i consiglieri avrebbero fatto i consiglieri e gli assessori sarebbero stati assessori, si può cancellare la surroga a partita abbondantemente iniziata? Siamo pronti anche ad agire in sede civile. Contro di noi c’è stata una macchinazione che va contro la Costituzione, le regole e la morale».
Lei a chi riconduce questa operazione? Al governatore?
« Avrebbe dovuto difendere chi si è candidato con lui. Ho sentito che ha parlato di risparmio che si consegue con questa scelta. Risparmio? Mentre in piena emergenza Covid non ci si toglie un euro? Questa è epurazione politica, non ha nulla a che vedere col risparmio di soldi pubblici. La prima responsabilità è certamente di Toma. Ma ci sono tanti registi».
Altri responsabili? A chi si riferisce?
«Al mio partito politico… (Popolari per l’Italia, ndr)»
Ce l’ha col coordinatore regionale Vincenzo Niro, l’assessore che lei aveva sostituito?
«Il mio coordinatore avrebbe dovuto difendermi. Invece non ha fatto nulla, anzi è stato uno degli artefici insieme all’altro eletto Di Lucente. E poi c’è chi ha girato la testa dall’altra parte».
Usciamo allo scoperto, lei dice di aver pagato la battaglia per la sanità pubblica: ce l’ha anche con l’eurodeputato di Fi Patriciello?
«Io dico che nessuno ha mosso un dito per ostacolare questa cosa. Tranne Fratelli d’Italia con Di Sandro, quindi, sono tutti responsabili. Patriciello pure, e così anche i suoi uomini in Consiglio, non ha fatto nulla. In questo senso dico che c’è una regia comune».
Ma qual era l’obiettivo?
«L’obiettivo degli assessori era rafforzare la propria posizione e avere il doppio incarico. In contrasto con la ratio della legge con cui ci siamo candidati».
Avevate chiesto, qualcuno di voi o lei, di cambiare il bilancio? Mi spiego meglio: lei si sente vittima di una epurazione. Ma se è sempre stato leale perché Toma e gli altri avrebbero dovuto epurarla?
«Io ho pagato lo scotto del mio attivismo politico e per me parlano i numeri. Il reddito di residenza attiva è un motivo di orgoglio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso credo sia stata l’inserimento dell’accordo di confine per l’ospedale di Venafro nel programma operativo del commissario Giustini. Da qualche mese avevo colto atteggiamenti ostili dai colleghi a prescindere da quello che facessi. Sapevo che stavano tramando. Ma credo che, al di là del dato personale, sia stata una delle pagine peggiori per la democrazia e per le istituzioni».
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