«Le Regioni hanno già in deposito 47 milioni di mascherine che gli abbiamo fornito», ha detto il commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri ieri in audizione davanti alle commissione riunite Finanze e Attività Produttive.
È bene chiarire, in vista della riapertura progressiva delle attività prevista a partire dal 4 maggio, che non saranno le Regioni, a distribuirle alla popolazione che dovrà uscire per recarsi al lavoro. L’approvvigionamento in quel caso sarà ‘autonomo’. Anche per questo, Arcuri ha firmato l’ordinanza che ha calmierato il prezzo.
La Protezione civile potrà intervenire in aiuto della popolazione, o singole categorie, in caso di emergenza. Ma è chiaro che la distribuzione gratuita resterà destinata «a chi è ancora in prima linea», chiarisce il capodipartimento della Regione Manuele Brasiello che è il referente regionale dell’ufficio di Arcuri.
La scorta del Molise, custodita nel magazzino di Campochiaro, è pari a circa 100-150mila mascherine. «Da dopo Pasqua è aumentato il quantitativo che arriva e riusciamo a tenere un piccolo magazzino che è sufficiente per il fabbisogno che stiamo gestendo», spiega Brasiello. Prima di Pasqua, invece, tutto ciò che arrivava era subito esaurito.
Prevalentemente, la destinazione delle mascherine e dei dpi è la farmacia del Cardarelli, unico hub Covid della Regione. È la farmacia dell’ospedale di Campobasso, che assorbe il 70-80% dei materiali distribuiti dalla Protezione civile, a inviarlo ulteriormente a strutture ospedaliere, medici di base, rsa.
Complessivamente, si legge nella dashboard degli aiuti distribuiti consultabile dal sito del ministero della Salute, al Molise sono state consegnate finora 856.084 mascherine (su un totale di 936.540 materiali): 551.260 chirurgiche, 195.894 Ffp2, 4.930 Ffp3 e 104.000 monovelo. Circa l’80% (di quelle da chirurgiche a Ffp3) va dunque alla sanità. Il resto viene distribuito a forze dell’ordine, Comuni, Province. «Una filiera condivisa nell’unità di crisi», specifica Brasiello. Ogni distribuzione, sintetizza in maniera ‘forfetaria’, vale 30-35mila mascherine.
Dopo le difficoltà delle settimane iniziali dell’emergenza, anche in virtù dell’evoluzione positiva del contagio in Molise (dove è stato finora contenuto anche per quanto riguarda le esigenze di terapia intensiva), Brasiello riferisce di aiuti sostanziosi per quanto riguarda i dpi e soprattutto le apparecchiature elettromedicali: 20 ventilatori per la terapia intensiva, 7 per la sub intensiva e 8 in arrivo. E poi maschere Cpap per la ventilazione non invasiva. Una criticità c’era ed è rimasta, però.
«Riguarda le tute di protezione individuale. Il fabbisogno, con l’entrata in funzione anche delle Usca, è di 750 al giorno. Non si riesce a trovarne di riutilizzabili, per quanto ce ne siano di lavabili, non sono sanificabili secondo uno schema che l’Iss non ha ancora emanato. Quindi, siamo ancora nel campo dell’usa e getta. Dal nazionale ne sono arrivate poche, le Regioni che hanno avuto l’emergenza più grave infatti ne hanno ottenute molte. Come Regione ne abbiamo acquistate 6mila che in aggiunta a quelle reperite dall’Asrem in autonomia rappresentano ancora – chiude Brasiello – un numero appena sufficiente per le nostre necessità».
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