L’Asrem chiede di rinviare l’allentamento del lockdown: la fase 2 per la sanità molisana comincerà non prima del 17 maggio.
Il governatore Donato Toma ha infatti firmato ieri l’ordinanza 27, provvedimento più restrittivo rispetto alle disposizioni nazionali e dunque è atteso il parere del governo, con cui prolunga la sospensione delle attività di assistenza sanitaria erogata dalle strutture pubbliche e private. Fanno eccezione: ricoveri urgenti e ricoveri elettivi oncologici, nonché quelli elettivi non oncologica ma con classe di priorità A in base al nuovo piano delle liste d’attesa. Esclusi dallo stop pure i ricoveri per riabilitazione ospedaliera ed extraospedaliera acuta e post-acuta e queste attività ambulatoriali: richieste di esami o visite urgenti e brevi; prestazioni onco-ematologiche; prestazioni indispensabili così individuate dallo specialista di riferimento, comprese quelle in Adi; dialitiche; controlli chirurgici e ortopedici post-operatori; terapia del dolore; attività di pre-ospedalizzazione per interventi di classe A; prestazioni della salute mentale nell’età adulta ed evolutiva, e quelle dei
Serd; prelievi ambulatoriali con carattere d’urgenza e le prestazioni di terapia anticoagulante orale; le vaccinazioni secondo il calendario nazionale vigente; le attività connesse con la donazione di sangue. Inoltre, l’ordinanza raccomanda alle strutture sanitarie molisane di limitare al massimo le prestazioni a utenti provenienti da altre regioni, se procrastinabili senza danno per il paziente.
In pratica, nella richiesta di rinvio della fase 2, il dg dell’Asrem Florenzano e il direttore sanitario Scafarto evidenziano la necessità la ripresa «sia caratterizzata da step graduali e progressivi di implementazione delle attività sanitarie, tali da consentire un efficace monitoraggio real time degli effetti sul servizio sanitario regionale» e individuano, «in una logica di contemperamento tra i contrapposti interessi pubblici, le attività sanitarie che possono essere già riavviate nel periodo di vigenza del dpcm del 26 aprile 2020». In pratica, quelle già erogate nella fase 1 dell’emergenza.
L’azienda di via Petrella è «unico organismo tecnico in materia di prevenzione» in regione. L’autorità regionale, si legge nell’ordinanza, è obbligata ad adottare misure conformi alle sue valutazioni. È il profilo motivazionale di un provvedimento che se non unico è di sicuro raro in Italia. L’Emilia Romagna ha compiuto da giorni il percorso inverso: la giunta ha emanato le linee guida per le Asl che stanno progressivamente riattivando i servizi sanitari.
Toma lo ha detto qualche giorno fa: il suo obiettivo è mantenere il Molise nella zona verde – secondo la classificazione della fondazione Gimbe -, quella delle aree meno a rischio contagio perché vuol far ripartire anche bar e ristoranti, barbieri e parrucchieri dal 18 e non aspettare il 1 giugno. Per questo, spiega, «non possiamo permettere l’insorgenza di nuovi cluster e quindi il rischio esponenziale di contagio che al contrario ci riporterebbe in fase 1».
In base ai dati elaborati dal ministero della Salute, inoltre, il Molise presenta la performance migliore nel rapporto fra i tamponi effettuati e i nuovi contagi riscontrati: dall’11 aprile al 2 maggio, nel monitoraggio settimanale effettuato, la percentuale è passata dall’11% al 9, poi al 6 e infine al 4%.
Altre due le ordinanze firmate ieri da Toma: la 25 proroga al 17 maggio la possibilità di recarsi in campagna e negli orti e nei lidi per la manutenzione (naturalmente con le stesse prescrizioni) aggiungendo la regolamentazione per la caccia e la pesca sportiva. Con l’ordinanza 26, infine, regolamenta una riattivazione minima dei servizi di trasporto: comunque contingentata al necessario ma più ampia per consentire il rientro al lavoro dei tanti che domani dovranno farlo. r.i.

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