È sempre il governatore Donato Toma, nel pomeriggio, a leggere in Aula la nota della direzione strategica dell’Asrem – il dg Florenzano e il direttore sanitario Scafarto – che risponde al commissario.
Si apre con l’evidente fastidio – «convocazione inviata in maniera irrituale» – per l’inoltro della missiva di Giustini che convoca la riunione sulla proposta di dipartimento di malattie infettive a Larino ai primari che hanno contestato il 9 aprile scorso la gestione dell’emergenza Covid (l’hub misto al Cardarelli) da parte dei due manager campani. Toma aggiunge: «Neanche io ho capito perché è stata inviata pure ai consiglieri regionali e dirigenti medici aziendali, sono questioni che devono vedersi loro».
I vertici dell’Asrem proseguono: «La questione sollevata dai predetti dirigenti è stata già affrontata con gli stessi nella giusta sede, quale quella aziendale, al fine del superamento delle criticità segnalate».
Riguardo all’argomento della riunione, «in verità ci si sarebbe atteso da parte della struttura commissariale un coinvolgimento fattivo relativo alla realizzazione degli obiettivi alla stessa affidati dalla presidenza del Consiglio dei ministri con dpcm del 7 dicembre 2018 e relativi alla prioritaria organizzazione di tutti gli interventi necessari a garantire in maniera uniforme sull’intero territorio i livelli essenziali di assistenza in condizioni di efficienza, appropriatezza, sicurezza e qualità nei termini indicati dai tavoli tecnici di verifica, ivi compresa l’adozione dei programmi operativi 19-21, non ancora adottati». E a rafforzare un attacco, senza precedenti, della direzione della Asl ai commissario della sanità, Toma sottolinea: sapete che è competenza del commissario.
Tra gli ‘inadempimenti’ che Florenzano e Scafarto contestano a Giustini e Grossi, il mancato completamento della rete ospedaliera, della rete di emergenza urgenza e delle reti tempo dipendenti in attuazione del dm 70 e in coerenza con quanto dicono i tavoli tecnici. È proprio il Balduzzi, sottolineano poi, che rende necessario un approfondimento tecnico relativo all’attivazione di un istituto o dipartimento di malattie infettive nella Regione Molise. Perché il Balduzzi richiede un bacino di utenza da 600mila a un milione e 200mila abitanti.
Poi il secondo affondo: «L’attuale difficoltà», al di là dell’emergenza Covid, «è rappresentata proprio dall’assenza di una programmazione che individui le strutture operative». E Toma aggiunge: questo era compito dei commissari.
Larino, inoltre, rilevano ancora i vertici di via Petrella, non è adeguatamente collegato. Nel merito non è chiaro se si vuole realizzare un ospedale Covid-19 come dicono le linee guida nazionali, «i cui costi di mantenimento graverebbero in ogni caso a carico dello Stato anche in assenza di casi Covid», è uno dei rilievi sul punto. Oppure «un istituto di ricerca e cura di malattie infettive e diffusive» che sarebbe però un Irccs. O ancora un dipartimento all’interno del Cardarelli, da cui però l’Asrem ritiene non si possano delocalizzare gli infettivologi. In tutte le ipotesi, concludono Florenzano e Scafarto, ci vorrebbero tempi lunghi.















