Adottato a gennaio e in vigore dal 1 aprile, sul decreto dei commissari della sanità che riorganizza le sedi di guardia medica solo da qualche giorno si è scatenata la bufera. Le postazioni scendono dalle attuali 44 a 16: 13 nelle Case delle Comunità che dovranno essere attivate e tre con turnazione h12.
Sindaci in rivolta perché gli accorpamenti, come si intuisce dalla dimensione della riduzione, sono numerosissimi. Ieri, margine del Consiglio regionale, le dichiarazioni del presidente della Regione Francesco Roberti che danno manforte agli amministratori locali e aprono un altro fronte con la struttura commissariale. Non è vero, ha detto il governatore che il taglio è imposto dal dm 77, che invece ridefinisce l’assistenza territoriale nel suo complesso e, questo sì, impone un’integrazione della medicina di base e della continuità: impossibile trovare medici per tutte le attuali sedi di guardia e al contempo medici per le Case della Comunità. Però i sindaci, ha insistito Roberti, vanno coinvolti nel ridisegno della rete.
«Secondo me c’è stata una mancanza di comunicazione anche nella riorganizzazione delle guardie mediche. Il dm 77 non dice quante guardie mediche ci devono essere. Serve una integrazione che consenta di organizzare la sanità territoriale partendo dalle postazioni del 118, dalle guardie mediche, dalle Case della Comunità. Di tutto questo andavano informati i sindaci. Questo decreto del commissario ad acta, che dovrebbe essere efficace dal 1 aprile, a mio giudizio dovrà essere discusso con la Conferenza dei sindaci – ha proposto il presidente – e quindi l’azione deve essere coordinata con chi rappresenta il territorio. I sindaci rimangono sempre la prima autorità sanitaria, quindi i primi a dover essere informati su quello che succede sul proprio territorio».
Alle domande sul programma operativo che dovrebbe essere adottato entro il 28 febbraio (anche se l’emendamento della deputata Lancellotta al Milleproroghe renderebbe il termine meno perentorio o comunque le conseguenze dell’inadempimento meno pesanti), Roberti ha risposto di non avere notizie in merito al documento. «Ho incontrato il ministro Schillaci in Conferenza delle Regioni e ci siamo dati appuntamento a breve al Ministero per discutere di altre esigenze – ha aggiunto – Domani (oggi, ndr) partirà il primo tavolo di confronto per l’integrazione Cardarelli-Responsible, abbiamo avuto da parte dell’Agenas a essere parte in causa in questo processo, a darci una mano. Ci sarà anche l’Università che avrà un ruolo importante, quello di riuscire ad integrare i servizi sanitari, ma anche quello di portare avanti un lavoro sulle figure di cui necessitano gli ospedali. Una sinergia per mettere in campo un percorso nuovo anche di reclutamento dei medici».
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