I lavori sono iniziati a fine gennaio. In sordina, visto che nessuno finora ne ha parlato. Un’opera, la famigerata Torre Covid (che ora non ha più senso chiamare così), tanto controversa e al tempo stesso attesa, finita quasi nel dimenticatoio.
Nell’ex hospice costruito accanto al Cardarelli, mai utilizzato come hospice ma che ospitava numerosi ambulatori, saranno realizzati 14 posti letto di terapia intensiva e 21 di sub intensiva. Un investimento assolutamente attuale e utile per la sanità pubblica, ribadisce a Primo Piano il direttore dell’Asrem Giovanni Di Santo, perché «ci consentirà per esempio di pensare a un’assistenza pneumologica di assoluto livello con il supporto dei letti di sub intensiva».
Un modulo esterno all’ospedale pubblico regionale (a volerlo considerare tutt’uno ne rappresenta comunque la parte più nuova e sicura) e che per Di Santo ha valore in sé (ha quindi valore l’investimento infrastrutturale finalmente avviato) perché non è collegato alle sorti del Cardarelli (il cui trasferimento nel vicino edificio della Cattolica è stato inserito con il relativo cronoprogramma nel piano operativo licenziato dai commissari Bonamico e Di Giacomo il 26 febbraio scorso).
A sollevare dubbi e interrogativi, con atti portati più volte all’attenzione del Consiglio regionale e dell’opinione pubblica, il capogruppo di Costruire democrazia Massimo Romano e il collega capogruppo 5s Andrea Greco. Che senso ha, la questione di fondo posta dagli esponenti di opposizione investire risorse pubbliche su un plesso ospedaliero che, tutti lo auspicano, sarà trasferito altrove? La “Torre Covid” avrà, la risposta dell’Asrem coi fatti, una sua funzione e un preciso ruolo nell’ambito dell’offerta sanitaria pubblica molisana. E comunque i soldi sono stati tuttavia stanziati e vanno spesi.
I lavori a base d’asta ammontano complessivamente a 6,8 milioni. Considerando oneri e altro, l’opera vale poco meno di 10 milioni. Uno dei problemi che ha provocato l’allungamento “monstre” dei tempi di realizzazione del potenziamento delle terapie intensive finanziato con il decreto 34 del 2020 (i cui fondi residui sono confluiti nel Pnrr) ha riguardato la necessità di correggere il progetto affidato all’esito di un avviso nazionale gestito dalla struttura dell’allora commissario Covid, Domenico Arcuri. E i correttivi hanno fatto lievitare il costo totale, tanto che la Regione ha dovuto reperire fondi aggiuntivi agli originari 4 milioni del decreto 34.
È sfociato, inoltre, in un contenzioso il rapporto con la ditta originariamente individuata sempre dalla struttura commissariale di Arcuri, il Consorzio Stabile Build.
Il direttore Di Santo, nel giro di pochi mesi, lo scorso anno ha tracciato il quadro non facile sullo stato dell’arte e ha deciso di revocare il contratto e indire una nuova gara, sbloccando così un’opera impantanata da anni e oggetto di legittime polemiche. È stata la chiave di volta che ha dato riscontro anche alle pressanti richieste dei commissari Bonamico e Di Giacomo, preoccupati per il rischio di perdere i fondi.
Il nuovo bando se l’è aggiudicato il gruppo Ecf, è cambiato anche il Rup (è l’ingegnere Colasurdo della Regione) e poco più di un mese fa è stata “posata” la prima pietra. Prima, la direzione strategica aziendale aveva coordinato insieme alla direzione medica di presidio il trasferimento degli ambulatori presenti nell’immobile in altre aree del Cardarelli. Adesso nell’ex hospice sono in corso, spiega il dirigente della Manutenzione Asrem Gianluca Voria, le demolizioni interne, presto si passerà a realizzare gli impianti, ad esempio quello del gas medicale. La quota Pnrr va spesa entro giugno 2026, per la restante parte c’è tempo fino al 31 dicembre.
«Sono convinto che rispetteremo i tempi – conclude Di Santo – Dobbiamo farlo. E finalmente realizzeremo un investimento in grado di elevare in maniera significativa la qualità dell’assistenza ai pazienti». ritai

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