Il 2 giugno del 1946 un’Italia e un Molise stremati da una guerra lunga e piena di orrori, facevano una scelta di campo, decidendo di trasformare il Paese da Monarchia in Repubblica, dando così pieno compimento a quel processo di rinnovamento, di entusiasmo e di volontà di unificazione nazionale iniziato nell’ottocento. Si voleva allora certamente un’Italia unita, ma la si voleva anche moderna, capace di scegliere, su una base realmente democratica, partecipata e consapevole, il proprio futuro. Ci vollero dall’unificazione quasi un secolo, due guerre mondiali, e tanti confronti ideologici molto aspri per giungere ad un’Italia unita, indivisibile e repubblicana. Oggi la stessa Italia e lo stesso Molise di quel lontano 1946 sono alle prese con un altro momento difficile, forse il più complicato e complesso dell’era repubblicana. Ancora una volta siamo chiamati a fare una scelta di campo per il futuro: rassegnarci ai problemi che ci investono, o rilanciare, andare avanti, stringerci ancora una volta a “coorte” per superare le difficoltà e i problemi di una crisi economica, cui si aggiungono disastri naturali di grande portata.

E allora quella di oggi non deve essere solo una commemorazione di un evento della nostra storia, non deve essere solo il ragionamento di quanta strada abbiamo fatto finora, ma deve essere l’occasione per riscoprire i motivi e i principi per cui sardi e molisani, siciliani e piemontesi, hanno scelto di stare sotto un’unica bandiera senza stemmi reali, ma con il solo emblema della Repubblica. E ancora deve essere il momento in cui poter avere piena consapevolezza che solo stando uniti, solo sentendoci popolo, solo cercando di essere tutti all’altezza della situazione, potremo portarci alle spalle i terremoti, le alluvioni, le reminiscenze terroristiche, le difficoltà economiche, le speculazioni, la povertà materiale e valoriale, la disoccupazione, l’antipolitica, le divisioni che hanno caratterizzato e caratterizzano questo 2012. Impariamo dagli italiani e dai molisani del 1946, e sul loro esempio, non arrendiamoci alle avversità, andiamo avanti e non rinunciamo a costruire il nostro futuro.

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