Dopo la morte di Elio José Simonelli Datellis, imprenditore 49enne originario di Toro, ucciso mercoledì 1 agosto durante un tentativo di sequestro a Maracay, diventa sempre più necessario un intervento mirato a sostegno degli italo-venezuelani. Aumenta infatti il numero delle persone che rientrano in Molise: circa 250 solo nell’ultimo anno e mezzo. Quando poi ci riescono, sono tanti gli ostacoli con i quali sono costretti a fare i conti. A partire dalla possibilità di ottenere un alloggio o il riconoscimento del proprio titolo di studi. O ancora, le difficoltà legate alla lingua italiana e alla mancanza di lavoro.
Per chi non riesce a tornare, invece, la situazione è ancor più pericolosa: delinquenza, mancanza di cure e terapie, passaporto non riconosciuto. A lanciare l’allarme è di nuovo l’associazione Auser Padre Giuseppe Tedeschi, fondatrice del comitato Pro-Venezuela.
Ieri, nei locali del Terzo Spazio, si è tenuto l’incontro con i volontari e le famiglie già rientrate in Molise per fare il punto della situazione ed esaminare le ultime tragiche evoluzioni dell’emergenza umanitaria che riguarda il Paese sudamericano. Presente alla riunione il presidente onorario dell’associazione, Michele Petraroia che ha lanciato un nuovo appello ai sindaci, alle istituzioni e ai cittadini molisani per venire incontro alle esigenze dei nostri corregionali una volta rientrati in Molise.
«Sono anni che nel nostro piccolo cerchiamo di aiutare, su base volontaria, con i nostri mezzi e le nostre risorse, i molisani che rientrano in regione. All’inizio si trattava di una quota modesta di persone ma oggi il fenomeno è in netta crescita e questo ha determinato un aumento delle esigenze e delle loro necessità. Finora abbiamo cercato di raccogliere informazioni e metterci a disposizione dei nostri corregionali. Abbiamo ad esempio organizzato corsi di lingua italiana e li abbiamo aiutati sulle questioni burocratiche. Ora, però, è giunto il momento che anche lo Stato intervenga. Stamane una nostra delegazione si è recata a Toro per portare il proprio cordoglio al papà di Elio Simonelli. Dopo la sua morte abbiamo scritto una lettera al Ministro degli Esteri in cui sollecitiamo un intervento. La sera stessa abbiamo ricevuto una risposta dall’ambasciatore italiano a Caracas, Silvio Mignano, che a sua volta ha fatto appello al ministro. È solo un inizio ma adesso bisogna fare di più. Bisognerebbe, ad esempio, mettere in atto misure simili a quelle poste in essere per l’emergenza in Argentina all’inizio del 2000».
E rivolgendosi ai sindaci e ai cittadini dei comuni molisani ha aggiunto: «Ci sono tante case disabitate nei paesi che potrebbero essere messe a disposizione degli italo-venezuelani, pagando un affitto ovviamente. Due case su tre sono abbandonate o disabitate e molti proprietari preferiscono tenerle chiuse o affittarle a prezzi esorbitanti. Questo è egoismo!».
Un fenomeno in crescita, dunque, che merita l’attenzione e richiede l’aiuto di tutti, a partire dai volontari, che non si sono mai tirati indietro, fino ad arrivare alle cariche più alte dello Stato, affinché intervengano il prima possibile, per evitare che tragedie come quella di Elio Simonelli non accadano mai più.

SL

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