«Nessun candidato ha superato la prova scritta, per cui le operazioni concorsuali sono state dichiarate chiuse e nessun candidato è risultato vincitore». Succede a Belmonte del Sannio, dove nei giorni scorsi ha avuto luogo, a tappe successive, la selezione pubblica per titoli ed esami finalizzata all’assunzione di una figura a tempo parziale, per 27 ore settimanali, con profilo da istruttore da inserire nel settore amministrativo dell’ente. Una dozzina i candidati ammessi. Gli stessi hanno riportato votazioni non sufficienti e dunque sono stati tutti bocciati dalla commissione esaminatrice. Questo forse a dimostrazione che non è affatto vero che negli enti pubblici i concorsi per le assunzioni non siano seri o che addirittura siano “pilotati”. La commissione esaminatrice è stata composta da Fulvia Ricci, con funzioni di presidente, dal professor Ersi Bozheku, quale membro esperto, Andrea Luccardi, che ha svolto anche il ruolo di segretario verbalizzante, Giovanna D’Agnillo, membro aggregato per l’accertamento della conoscenza della lingua inglese e Filippo Busico, esperto di competenze informatiche. Dopo due prove scritte, la commissione ha preso atto che nessun candidato ha conseguito il punteggio minimo di ventuno trentesimi utile per avere accesso alla prova orale. Per questi motivi la stessa commissione ha dichiarato chiusa la fase concorsuale. Tutto da rifare, intanto però bisogna pagare i componenti della commissione e infatti il sindaco Errico Borrelli, proprio in questi giorni, ha firmato la liquidazione dei compensi previsti. La somma fatturata per ciascuno dei commissari d’esame è di 832 euro più Iva. Basta saper fare di conto per capire che il Comune di Belmonte ha speso per i cinque componenti poco meno di cinquemila euro. Inoltre, siccome il Comune «non dispone di strumentazione adeguata per assicurare il corretto svolgimento della prova preselettiva e delle prove scritte», lo stesso ente ha dovuto far ricorso alla consulenza della Società Espansione S.r.l. di Sergio Antonio Bolognese di Avellino. Per il servizio di supporto ed assistenza nella gestione delle prove concorsuali la ditta in parola ha ricevuto il corrispettivo di cinquemila euro più Iva. Facendo due calcoli il Comune ha speso oltre diecimila euro per svolgere un concorso pubblico che nessuno dei candidati ha superato. Tutto da rifare e il Municipio dovrà rimettere mano al portafogli.

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