Doveva essere un’assemblea chiarificatrice, un momento di confronto pubblico per spiegare alla cittadinanza le ragioni che hanno spinto la giunta comunale a prendere in considerazione il progetto di un tempio crematorio. Si è trasformata, invece, in una serata ad altissima tensione, segnata da contestazioni, applausi polemici, richieste urlate e una frattura politica e sociale apparsa, a tratti, insanabile. La riunione convocata dal sindaco Antonio Di Pardo ha messo nero su bianco una distanza profonda tra amministrazione e cittadini, con una sala gremita e compatta nel manifestare la propria contrarietà a un impianto percepito come incompatibile con l’identità e la vocazione del paese. Fin dalle prime battute il clima è apparso incandescente: interventi sovrapposti, richiami all’ordine, cittadini che rivendicavano il diritto di parola e amministratori impegnati a contenere una protesta che cresceva minuto dopo minuto. Al centro del dibattito una domanda semplice, ma rimasta senza una risposta convincente per gran parte della platea: perché Petacciato dovrebbe ospitare un tempio crematorio e quale sarebbe il reale beneficio per la comunità. A rompere il fronte è stata una cittadina che ha preso la parola con tono fermo, rivendicando la propria autonomia da comitati o sigle organizzate: «Sono qui come cittadina libera. Non siamo qui per discutere delle vicende politiche dell’amministrazione, ma di un progetto che la giunta ha approvato. Lei, sindaco, è responsabile della salute pubblica?». Alla risposta affermativa del primo cittadino, la replica è stata immediata e durissima: «Allora le ricordo che anni fa, quando era vicesindaco, avete approvato una discarica. Quella delibera è ancora lì. Possibile che non abbiate mai un’idea più carina? Una discarica, un tempio crematorio… Petacciato ha una delle spiagge più belle del Molise, ha una vocazione turistica, non una vocazione di morte». Le parole hanno scatenato l’applauso della sala, mentre il sindaco tentava di intervenire senza riuscire a spegnere la contestazione. «Perché intercettate sempre progetti che sembrano penalizzare il territorio? – ha incalzato ancora la cittadina – Ci sono percorsi alternativi, lo ha detto anche lei. Perché non li percorriamo mai?». Quando Antonio Di Pardo è riuscito a riprendere la parola, ha provato a ricondurre il confronto su un piano amministrativo: «In una valutazione immediata, questa amministrazione ha ritenuto che il progetto potesse rappresentare un ritorno per l’ente e per il territorio». Una frase che, anziché chiarire, ha acceso ulteriormente gli animi. Dalla platea è partito un grido che ha sintetizzato il sentimento diffuso: «Ecco il punto. Noi non siamo contro di voi, siamo contro questa centrale. Questa porcheria non la vuole nessuno». Il nodo economico è diventato subito centrale nel dibattito. «Lei ha parlato di un rientro del 5 per cento per ogni cremazione – ha proseguito una cittadina – ma quanti morti ci sono? E soprattutto: a noi cosa torna davvero? La stessa cosa che ci è tornata dalla discarica, che continuiamo a pagare?». Il sindaco ha cercato di spiegare che il progetto è in fase preliminare, che non esistono atti definitivi e che la valutazione è ancora aperta, ma la sala non ha arretrato di un passo. Più voci, all’unisono, hanno scandito una richiesta netta: «Annullate la delibera. Annullatela». Di Pardo ha ribadito di non essersi mai sottratto al confronto: «Parlo con tutti, dalla mattina alla sera. Non mi sono mai tirato indietro. E il fatto che il progetto arrivi da fuori non significa che ci sia qualcosa di nascosto». Una spiegazione che non ha ricucito la distanza, anzi ha reso ancora più evidente la spaccatura. Da una parte un’amministrazione che rivendica il diritto-dovere di valutare opportunità economiche per le casse comunali, dall’altra una comunità che percepisce il tempio crematorio come un corpo estraneo, un rischio per l’immagine turistica e un simbolo di scelte calate dall’alto. La parola più ricorrente, nel corso della serata, è stata “vocazione”: Petacciato, secondo i cittadini intervenuti, deve investire su mare, turismo, servizi, qualità urbana, non su impianti ritenuti impattanti sotto il profilo ambientale, sanitario e simbolico. Nel tentativo di difendere l’operato della giunta è intervenuto anche il vicesindaco Lascelandà, chiamato in causa direttamente da alcuni interventi. Ha respinto l’accusa di portare avanti “idee deleterie” per il paese, ricordando che a Petacciato sono attualmente aperti circa sei cantieri per la riqualificazione del territorio e che altri ne partiranno a breve. Ha inoltre chiarito che l’ipotesi del forno crematorio sarebbe stata valutata anche come strumento per reperire risorse economiche da destinare alla sistemazione del cimitero comunale, per il quale – ha sottolineato – l’amministrazione oggi non dispone dei fondi necessari. Ma anche questo argomento non ha scalfito l’opposizione della sala. La conclusione della serata è stata affidata a un coro unanime, potente, difficilmente equivocabile: «Ritirate la delibera». Il sindaco non ha promesso passi indietro né ha chiuso definitivamente la porta, lasciando il progetto sospeso così come la tensione emersa nel confronto. A poche ore di distanza, il Comitato Aria Pulita Petacciato ha diffuso una nota durissima, parlando di “scontro senza precedenti” e di una comunità compatta nel dire no al forno crematorio per ragioni ambientali, sanitarie, urbanistiche e morali. «Ignorare quanto emerso da questa assemblea – scrive il comitato – sarebbe un atto di grave irresponsabilità politica e democratica». La serata di Petacciato segna dunque un passaggio delicato: la cittadinanza ha parlato con forza, ora la responsabilità torna nelle mani della giunta, chiamata a decidere se proseguire su una strada che ha già prodotto una frattura profonda o se fermarsi davanti a un no che, almeno per una notte, è apparso netto e trasversale.















