Nel pieno del dibattito che in queste settimane anima le cronache sul presente e sul futuro di Campitello Matese — tra aree sciabili, impianti, neve e un turismo invernale sempre più legato al clima — torna a riaffacciarsi una vecchia idea: quella di una pista da sci indoor da realizzare in agro di San Massimo. Un progetto concepito diversi anni fa, prima che la pandemia travolgesse il comparto turistico molisano e azzerasse molte iniziative allora in cantiere.
A lavorarci con convinzione c’era Alberto Gentili, allora presidente del Collegio dei maestri di sci del Molise, insieme a un gruppo di professionisti e operatori del settore. L’obiettivo: creare un impianto coperto in grado di destagionalizzare la stazione di Campitello Matese, garantendo attività sciistiche tutto l’anno e rendendo il territorio attrattivo anche nei mesi in cui la neve si fa desiderare.
L’idea, ambiziosa e visionaria, avrebbe rappresentato un unicum nel panorama italiano: una pista sciistica indoor a gestione pubblica, sostenuta da fondi dei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis). C’era già — raccontano oggi fonti vicine al dossier — un primo accordo di programma per spingere l’iniziativa. Il percorso sembrava tracciato: erano allo studio le soluzioni tecniche, le ipotesi di gestione e perfino uno skipass integrato che avrebbe permesso agli sciatori di passare liberamente dagli impianti tradizionali del comprensorio alla pista coperta, sfruttandola in caso di nebbia o maltempo in quota. Era stata individuata l’area e messo nero su bianco uno studio di fattibilità dell’opera.
Come previsto da quest’ultimo, la struttura sarebbe stata la più lunga d’Europa e anche la più tecnica per conformazione del pendio, caratteristiche pensate per renderla appetibile sia ai professionisti dell’allenamento agonistico sia al grande pubblico.
Poi, improvvisamente, tutto si è fermato. I cambi di Governo e l’emergenza sanitaria hanno congelato quei dialoghi sulle possibilità di finanziamenti e disperso le energie di un progetto che, pur non essendo mai decollato, rimane sulla carta realizzabile.
Oggi, mentre si discute del futuro di Campitello e delle criticità di un modello economico troppo legato alle precipitazioni e ai cicli climatici, quell’ipotesi torna di attualità. Una pista indoor — osservano alcuni esperti — non solo garantirebbe continuità di flussi turistici durante tutto l’anno, ma offrirebbe anche nuovi spazi di addestramento per atleti e federazioni sportive, creando un indotto stabile e diversificato.
Il potenziale? Notevole. Strutture di questo tipo, diffuse nel Nord Europa, funzionano come poli multifunzionali, capaci di ospitare attività ricreative, fiere, eventi sportivi e perfino stage scolastici. Nel Matese, una simile infrastruttura – che doveva costare tra i 10 e i 14 milioni di euro – potrebbe trasformarsi in un motore nuovo per l’economia montana, offrendo al Molise una vetrina turistica di respiro nazionale, indipendente dai capricci del meteo e dai limiti strutturali che oggi paralizzano le stazioni appenniniche.
Un sogno rimasto sospeso nel cassetto, ma non ancora del tutto tramontato. Perché, a distanza di anni, la pista coperta di San Massimo continua a rappresentare — per molti — la via concreta per immaginare un’altra stagione per la montagna molisana. E allora… chi vivrà, vedrà.

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