Espulso dal partito con una telefonata, qualche minuto dopo aver ricevuto la nomina, da parte del neo eletto Pino Puchetti, a vice presidente di Palazzo Magno. Il ‘matrimonio’ tra la Lega e Alessandro Pascale è finito così, ma secondo l’ormai ex segretario provinciale del Carroccio la sua ‘epurazione’ dal partito non ha nulla a che vedere con il suo nuovo incarico alla Provincia, ma si tratta di una mera questione personale con il commissario regionale della Lega Michele Marone. Pascale, che convoca la stampa a Palazzo Magno, si toglie parecchi sassolini dalla scarpa, partendo dall’analisi del voto delle due provincie.
«Una doppia sconfitta del centrodestra – ha esordito – a sei mesi dalla vittoria in Regione, deve necessariamente portare ad una seria riflessione. È vero che l’attuale presidente Pino Puchetti ha sin da subito dichiarato che la sua era una candidatura trasversale, che partiva dal territorio, ma la coalizione del centrodestra ha supportato un altro none, quello di Civetta, ed ha perso. Io ho avuto modo di confrontarmi con numerosi amministratori che non hanno seguito l’indicazione della colazione e credo che i motivi siano molteplici. È ormai evidente che si è stanchi delle imposizioni calate dall’alto, dai tavoli romani. Noi abbiamo dei validi amministratori e, anche questa volta, è mancato l’ascolto con il territorio».
Pascale non risparmia bordate all’indirizzo di Michele Marone e critica anche le scelte all’interno dell’esecutivo regionale: «Probabilmente a più di un amministratore non è piaciuta la decisione di nominare, per la terza volta consecutiva, un assessore esterno in quota Lega. Penso ai campioni di preferenze rimasti fuori dalla giunta, Cavaliere, Niro, Sabusco, in favore di chi – Michele Marone – non si è mai misurato con gli elettori. Ecco, forse proprio alla luce di questo ‘disegno’, molti amministratori vicini ai consiglieri regionali rimasti fuori hanno deciso di esprimere il loro malcontento con il voto delle provinciali».
Per Pascale è chiaro che la sua sia stata un’espulsione «senza concrete motivazioni. Dopo due ore di trattative con il presidente Puchetti – racconta la genesi della nomina – che ha convocato entrambe le coalizioni in Provincia per distribuire equamente gli incarichi (due al centrodestra e due al centrosinistra, ndr) io sono stato nominato vice presidente in virtù del mio ruolo di consigliere a Palazzo San Giorgio, e dunque per dare rappresentatività al territorio di Campobasso».
Poi insinua il dubbio: «Ho comunicato il tutto telefonicamente a Michele Marone che mi ha risposto lapidario “Sei fuori dal partito”. Io sono stato sempre la spina del fianco perché a livello provinciale c’erano dei malumori che io puntualmente sottolineavo, senza però essere ascoltato. Noi abbiamo costituito le segreterie comunali e provinciali attraverso la concertazione con i territori, io sono stato eletto dai militanti – la stoccata – lui è commissario perché designato da Roma. Alle elezioni regionali non mi sono candidato perché non c’è stato ascolto, nessuno ha visto la lista dei candidati. L’ha gestita esclusivamente Marone, per altro inserendo 11 candidati che non sono neppure tesserati nella Lega, e noi militanti l’abbiamo ‘scoperta’ solo la mattina della presentazione in Tribunale. Forse sono stato espulso per paura che potessi ‘scalare’ il partito e togliere il posto a Marone alla segreteria regionale».
Pascale però non rinnega i tanti anni di militanza politica: «Io sono alla quarta elezione al Comune di Campobasso e alla seconda in Provincia e resto nel centrodestra». E lancia la proposta: «Per evitare il voto disgiunto alle prossime amministrative ed evitare ancora imposizioni da Roma, il candidato sindaco del centrodestra venga scelto attraverso le primarie. Io ritengo che vada messo in campo questo strumento perché ci sono tanti amministratori validi del nostro territorio (non a caso alla conferenza stampa è presente anche Salvatore Colagiovanni, ndr) che possono concorrere allo scranno più alto di Palazzo San Giorgio, facendo però decidere ai cittadini».
In Comune Pascale annuncia che aderirà al gruppo misto, «nonostante – ammette- tutti i partiti di centrodestra, e non solo (per altro alla conferenza stampa erano presenti anche alcuni consiglieri 5 Stelle, non è chiaro se in veste di ‘uditori’, ndr) , mi abbiano contattato. Li ringrazio, ma per ora resto nel gruppo misto».

md

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