Non è un convegno tecnico e non è una lezione per specialisti. È una domanda rivolta a un’intera comunità: sappiamo davvero cosa stiamo usando? Domani, all’Auditorium dell’Istituto Comprensivo “Igino Petrone”, alle ore 16.30, Campobasso non ospiterà semplicemente un seminario sull’Intelligenza Artificiale, ma un momento di pensiero collettivo su ciò che sta accadendo alle nostre vite, alla scuola, al modo stesso di conoscere.
Viviamo in un tempo in cui le risposte arrivano prima delle domande. Digitare, ottenere, copiare, produrre: tutto sembra immediato. L’Intelligenza Artificiale è entrata nel quotidiano con una naturalezza che sorprende e, per certi versi, disarma. È negli strumenti che utilizziamo per studiare, scrivere, cercare informazioni, creare immagini, organizzare il lavoro. È nelle mani dei ragazzi, spesso senza filtri. Ma dietro l’efficienza delle procedure e l’eleganza degli algoritmi resta una questione che la scuola non può eludere: che cosa stiamo davvero utilizzando? E cosa sta facendo, in profondità, al nostro modo di pensare, di scegliere, di essere?
Con il seminario “Sappiamo cosa stiamo usando? Educare e crescere in un tempo che cambia”, la “Petrone” compie un gesto controcorrente: rallenta, interroga, riporta al centro una parola che rischia di diventare scomoda nell’epoca dell’automatismo: conoscenza. Non quella che si consuma in un click, ma quella che chiede tempo, consapevolezza, responsabilità. È una scelta culturale prima ancora che didattica. È il modo in cui una scuola pubblica rivendica il proprio ruolo di presidio civile e formativo per il territorio.
A chiarirne il senso è il dirigente scolastico, promotore dell’iniziativa, Giuseppe Natilli. «Viviamo in un tempo in cui la tecnologia entra nelle nostre vite con una rapidità impressionante. I ragazzi la incontrano ogni giorno. La scuola non può limitarsi a insegnare come si usano gli strumenti: deve aiutare a capire cosa sono, come funzionano, quali conseguenze hanno. Prima di usare, dobbiamo conoscere». E aggiunge: «Oggi la vera competenza non è ottenere una risposta veloce, ma saperla valutare, comprenderne l’origine, riconoscerne i limiti. Se non sappiamo cosa stiamo usando, rischiamo di smettere di pensare. L’innovazione è una risorsa solo se resta nelle mani di persone consapevoli».
Il programma dell’incontro non cerca l’effetto speciale, ma la profondità. Il dottor Fabio Santini, senior vice president di expert.ai, con l’intervento “Quanto ne sAI?”, pone una domanda che riguarda ciascuno di noi: quanto conosciamo davvero gli strumenti che utilizziamo ogni giorno? Il professor Rocco Oliveto, ordinario di software analytics e direttore del Dipartimento di Bioscienze e Territorio dell’Università degli Studi del Molise, con “Cosa possiamo fare con l’Intelligenza Artificiale… e a che prezzo?”, invita a guardare oltre l’entusiasmo per l’innovazione, interrogandone i costi culturali, educativi e sociali. La dottoressa Alessandra Ruberto, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Molise, con “L’impatto psicologico sulle giovani menti dell’IA: tra criticità e risorse”, riporta l’attenzione sull’aspetto forse più delicato: ciò che accade nella mente, nelle emozioni e nei processi di crescita dei più giovani.
Non è un caso che un’iniziativa di questo tipo nasca alla “Petrone”. Da anni l’istituto ha scelto di non essere soltanto un luogo di istruzione, ma un punto di riferimento culturale per la città, un laboratorio di dialogo tra scuola, famiglie e territorio. «La scuola non è un edificio – sottolinea il dirigente. – È una comunità. E una comunità cresce quando si interroga sul presente e sul futuro. Parlare di Intelligenza Artificiale con i ragazzi significa aiutarli a non essere semplici utenti, ma cittadini digitali. Parlare con i genitori significa costruire una responsabilità condivisa. Parlare con i docenti significa ripensare la didattica, non per rincorrere la tecnologia, ma per governarla con intelligenza e umanità».
Oggi, a Campobasso, non si parlerà soltanto di Intelligenza Artificiale. Si parlerà di educazione, di libertà, di scelte. Si parlerà di che cosa significa crescere in un tempo che cambia senza rinunciare al pensiero, senza delegare alle macchine ciò che rende umano l’apprendere: il dubbio, la critica, la responsabilità.

L’istituto punta sull’istruzione Stem, offrendo opportunità senza precedenti

L’istituto Petrone continua a credere in una scuola intesa come luogo di apprendimento esplorativo in cui coltivare interessi, interagire con gli altri e prepararsi alle sfide del futuro, per cogliere le opportunità di un mondo che è in continuo cambiamento. Sposando in pieno questa vision, i docenti applicano quotidianamente metodologie innovative nelle quali i ragazzi, con il loro approccio curioso, diventano protagonisti dell’apprendimento, sviluppando competenze a tutto tondo, capacità cooperative e problem solving.
► NUOVE FRONTIERE DELL’APPRENDIMENTO
In questo quadro, le discipline Stem sono perfettamente integrate con quelle “tradizionali” e già a partire dalla scuola dell’infanzia, i bambini sono introdotti alla scoperta del mondo della scienza e della tecnologia in modo graduale, ludico e stimolante: giocano, osservano, risolvono e sperimentano, sostenendosi e divertendosi. In linea con le indicazioni ministeriali, infatti, la Petrone da anni promuove e sostiene l’istruzione Stem, sia attraverso percorsi extracurricolari dedicati, sia all’interno delle attività curricolari, offrendo agli studenti opportunità senza precedenti per lo sviluppo personale. «Con la consueta determinazione, – spiega il dirigente scolastico Giuseppe Natilli – portiamo avanti giorno per giorno un modo di fare scuola che ci identifica: metodologie accattivanti che, coinvolgendo cuore e mente, supportano le nuove generazioni a scegliere con responsabilità e ad affrontare le sfide del futuro. Il nostro modello avanzato ha portato una piccola realtà di provincia alla ribalta nazionale: con “Didattica da…fuoriclasse” abbiamo raccolto sfide ambiziose che permettono ai nostri studenti di cogliere opportunità sempre nuove e di sapersi orientare nelle scelte future. Alla Petrone progettiamo percorsi Stem già a partire dalla scuola dell’infanzia: con “STEMlandia” ad esempio i nostri docenti hanno attivato laboratori finalizzati a integrare all’interno del curricolo, competenze Stem, digitali e di innovazione. L’esplorazione prosegue nella scuola primaria dove, dalla classe prima alla quinta, gli alunni di Stem Your Brain entrano in contatto con le ultime tecnologie relative a informatica, realtà virtuale e stampa 3D. Nella scuola secondaria, le discipline Stem si ripropongono all’interno dei club di creatività digitale di Girls Code It Better e Stem Your Brain. Siamo convinti che investire sulle Stem significhi anche orientare le scelte future e incoraggiare gli studenti a intraprendere specifici percorsi di studio e poi di lavoro».
Il fermento creativo dell’Istituto Petrone dimostra che l’impegno sperimentale e il rinnovamento metodologico possono compiere una vera e propria rivoluzione culturale che dai banchi di scuola si proietta all’esterno, grazie alla valorizzazione dei talenti di ciascuno e al connubio vincente tra resilienza, motivazione e innovazione.
► RIVOLUZIONE STEM ALLA “PETRONE”
Negli ultimi quattro anni, “Girls code it better” e “Stem your brain” hanno coinvolto oltre cento alunni nella realizzazione di percorsi didattici, formativi e di orientamento per studentesse e studenti aggregati in club di creatività digitale e imprenditorialità. “Girls Code It Better” è rivolto alle ragazze della scuola secondaria, “Stem your brain” vede in azione gruppi misti di alunni e alunne e da due anni a questa parte coinvolge anche i bambini della scuola primaria. Da novembre ad aprile, i piccoli scienziati si riuniscono una volta a settimana per raccogliere la sfida lanciata dal coach maker e dal coach docente, figure interne all’istituto, su un tema-problema che solitamente afferisce agli obiettivi dell’Agenda 2030. Si lavora in una vera e propria officina di idee, in cui ciascuno ha il proprio spazio e collabora con gli altri per il raggiungimento dell’obiettivo comune: la realizzazione di un prodotto.
“Girls code it better” e “Stem your brain” stanno davvero rivoluzionando il modo di fare scuola. Così, dopo la creazione di un’app utile a scambiare appunti e materiali nel primo anno del percorso, si è giunti l’anno successivo alla creazione di artefatti utili a promuovere le bellezze del territorio; poi ancora di un portale del rispetto per contrastare il bullismo e, quest’anno, di un progetto per rendere gli spazi della scuola più accoglienti e stimolanti. Le coach e i ragazzi, a conclusione del percorso, presenzieranno anche quest’anno all’evento nazionale “Code&tell 2026” che si terrà a Bologna. Qui potranno conoscere la project manager Costanza Turrini e la educational manager Jessica Redeghieri, si confronteranno con i membri degli altri club italiani e presenteranno ciò che avranno realizzato, pronti a replicare l’enorme successo ottenuto quattro anni fa a Bari, poi a Napoli e ancora a Bologna, l’anno scorso, nella cornice della fiera “We make future”.
Il grande investimento pedagogico nelle discipline Stem sta risultando vincente, non solo perché la Petrone vanta quattro tra i club più longevi e numerosi d’Italia, ma anche perché allo stato attuale si tratta dell’unica esperienza di questo genere attiva in regione. «Siamo fieri di questa esperienza, – commenta così il primato il dirigente scolastico Giuseppe Natilli – che sta crescendo di anno in anno diventando uno dei punti fermi della nostra offerta formativa. Il mondo del lavoro richiede un preciso investimento nelle discipline scientifiche e dunque esperienze come queste possono diventare orientative e decisive anche per il successo formativo e lavorativo dei nostri studenti».

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