Dopo quasi nove anni dagli sgomberi e dall’istituzione della “zona rossa”, il Comitato “Dissesto Fronte Nord di Civitacampomarano” torna a farsi sentire con una dura e articolata nota-esposto indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alle massime autorità dello Stato, agli organi giudiziari e alla stampa nazionale e locale.
Al centro della denuncia c’è il dissesto idrogeologico che dal marzo 2017 ha colpito il borgo molisano, costringendo oltre venti nuclei familiari ad abbandonare le proprie abitazioni nel centro storico. Nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e lo stanziamento di fondi pubblici – oltre 30 milioni di euro attraverso il programma Rendis – secondo il Comitato la situazione è rimasta sostanzialmente immutata, con un’area urbana ancora interdetta, edifici in rovina e cittadini sfollati senza prospettive di rientro.
Nella ricostruzione dei fatti, il Comitato evidenzia i ritardi accumulati negli anni: dagli studi tecnici avviati senza una diagnosi chiara delle cause del fenomeno franoso, fino alla mancata conclusione della progettazione esecutiva, affidata nel 2021 tramite gara Invitalia ma mai validata, a fronte di un termine iniziale di 150 giorni. Un’assenza, denunciano i firmatari, che avrebbe bloccato di fatto ogni intervento strutturale risolutivo.
Particolarmente pesante l’accusa di danno erariale: i fondi statali, pur formalmente disponibili dal 2022, sarebbero rimasti inutilizzati e progressivamente svalutati, con una perdita stimata di circa 1,2 milioni di euro. Risorse che, anche se impiegate oggi, rischierebbero di non essere sufficienti a restituire sicurezza e piena vivibilità alla “zona rossa”, limitandosi alla sola mitigazione idrogeologica senza affrontare il recupero urbano e abitativo.
Il Comitato sottolinea inoltre come i contributi riconosciuti agli sfollati coprano solo una parte del danno subito e non risolvano il nodo centrale: l’impossibilità di tornare a vivere nelle proprie case, che restano formalmente di proprietà ma abbandonate al degrado. Una situazione che, secondo i cittadini, rende inaccessibile anche parte dell’abitato non direttamente colpita dal dissesto.
Un primo spiraglio si è aperto nel giugno 2024 grazie all’intervento del prefetto di Campobasso, che ha favorito l’avvio di contatti istituzionali sfociati nella delibera della giunta comunale n. 80 del novembre 2024. Atto con cui il Comune, d’intesa con la Regione, ha stimato le risorse necessarie per un intervento complessivo di recupero urbano. Ma anche questa iniziativa, denunciano i firmatari, non ha finora prodotto risposte concrete da parte del Presidente della Regione Molise, in qualità di Commissario delegato per i fondi Rendis.
Da qui la decisione di rivolgersi nuovamente alle massime istituzioni della Repubblica e di depositare un esposto formale presso la Procura della Repubblica di Campobasso, tramite i Carabinieri, affinché vengano valutate eventuali responsabilità amministrative e contabili.
«Non chiediamo polemiche – scrive il Comitato – ma trasparenza, legalità e un confronto istituzionale serio e partecipato». L’obiettivo dichiarato è uno solo: restituire dignità a un pezzo di paese e a cittadini che, a distanza di nove anni, si sentono ancora “sfollati in casa propria”, in attesa di risposte che non possono più essere rimandate.

























