La loro è sicuramente un’unione da record: i due, infatti, sono convolati a nozze in quel lontanissimo 8 ottobre 1939 e ieri hanno compiuto 80 anni di matrimonio, le cosiddette nozze di quercia. Si tratta di Nicolino Spina e Giulia Spina, un’arzilla coppia che insieme raggiunge quasi 200 anni: lui spegnerà la candelina del secolo il prossimo marzo, mentre la moglie a luglio. E’ stato un matrimonio fra parenti, sono la testimonianza vivente di una lunga e felice unione, rimasti fedeli entrambi alla promessa che, appena diciannovenni, si scambiarono sull’altare della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Colle, all’epoca borgata di Bojano. Un matrimonio costellato da gioie e dolori. Gioie per la nascita di quattro figli, di cui tre viventi, e dolori come quello per la morte prematura nel 1955, a soli sei mesi, del terzo figlio colpito da una gastroenterite. Tre figli tutti sposati, con famiglia: Domenicangelo vive in Svizzera, Nicolina a Campobasso, mentre Carmine, l’ultimo dei figli nato nel 1956, a cui fu dato il nome del fratellino scomparso l’anno prima, vive a Colle d’Anchise con i genitori, in contrada Colle Marcello. Quando Nicolino e Giulia si sono sposati, entrambi contadini, si viveva in grande povertà: dopo sei mesi di vita coniugale, nell’aprile 1940, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, Nicolino partì militare, arruolato nel Corpo d’Artiglieria, con destinazione le isole italiane dell’Egeo, note come Dodecanneso, che dopo la guerra passarono alla Grecia. «Ci siamo sposati l’8 di ottobre del 1939 – racconta Nicolino Spina la cui memoria è abbastanza lucida, l’unico problema di salute è rappresentato dalla cecità che lo ha colpito sei anni fa -; io e Giulia, purtroppo, godemmo di pochissimi mesi di felicità perché il 2 aprile dell’anno successivo dovetti partire militare con il dolore nel cuore, arruolato nell’Artiglieria gambale. Fui però molto fortunato perché la mia destinazione fu l’arcipelago del Dodecanneso, composto da dodici isole, all’epoca sotto il dominio italiano. La guerra in quel luogo, fatta eccezione per dei bombardamenti, non arrivò, l’unico compito a cui fui destinato erano le guardie, quasi tutte le notti. Dopo l’armistizio dell’ 8 settembre del ’43 finii in Turchia e quindi in Medioriente dove, con altri compagni, lavorai con gli Inglesi fino al 6 ottobre del ’46, quando sono rientrato in Italia a Colle d’Anchise riunendomi a mia moglie. Sono tornato a svolgere l’attività di contadino, aiutato da lei: abbiamo lavorato sodo la terra, abbiamo allevato animali senza orari, dall’alba alla sera tardi. Abbiamo lavorato anche come mezzadri: una vita di sacrifici ma anche nei momenti più duri ci siamo sempre rimboccati le maniche pensando che sarebbero arrivati tempi migliori e così è stato. Per alcuni anni sono andato, come stagionale, anche in Svizzera, nel settore dell’edilizia. In vita mia ho sempre lavorato – ha aggiunto -, ho guidato il trattore fino a pochi anni fa: purtroppo all’età di 93 anni, ho dovuto, forzatamente, rinunciare a tutto perché ho perso la vista». Una coppia, Nicolino e Giulia, che suscita tanta tenerezza. Domenica prossima, nella loro abitazione, si riuniranno tutti, familiari e parenti. Ci saranno gli otto nipoti e i dodici pronipoti, per festeggiare gli 80 anni di matrimonio. Ci sarà anche il parroco don Fredy Barbosa che, per l’occasione, celebrerà a domicilio una piccola funzione religiosa. In famiglia annoverano anche un vescovo, monsignor Angelo Spina, arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo. Giulia e il papà del prelato, Domenicangelo, sono fratelli. I coniugi Spina sono probabilmente una delle coppie più longeve dell’area matesina e dell’intera regione. La loro ricetta per vivere insieme così a lungo? L’amore reciproco, la comprensione e l’armonia familiare.
Enzo Colozza

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