Dieci giorni alle elezioni provinciali: si infiamma – e non poco – la campagna elettorale ‘per addetti ai lavori’, gestita con qualche evidente errore strategico e di valutazione da parte del fronte progressista. Al netto del caso Falcione, delle vicende che riguardano alcuni consiglieri comunali di Venafro e dei tentativi di sfondare il muro del centrodestra come pare stia accadendo ad Agnone, gli errori commessi a Palazzo San Francesco rischiano di diventare un boomerang per il centrosinistra, dato per vincente sulla carta visto il peso del voto ponderato dei comuni più popolosi.
Prima che scoppiasse il caso dell’ingegnere, tra Isernia e Venafro (i comuni più ‘pesanti’), il primo cittadino di Agnone, Daniele Saia, candidato del centrosinistra, avrebbe potuto contare su 27 voti mentre Alfredo Ricci, presidente uscente e sindaco di Venafro, in quota centrodestra, su 22 consensi. Dunque, Saia avrebbe dovuto avere cinque voti di vantaggio, senza contare quelli di Agnone dove sarebbero in corso grandi manovre per recuperare almeno due consensi (di altrettanti esponenti dell’opposizione in Consiglio comunale).
Ma la contromossa di Falcione, che ha rinunciato alla causa pendente contro il Comune e quindi ha messo al sicuro la sua permanenza a Palazzo San Francesco – nonostante sarebbero state tentate manovre di bassa politica che qualcuno avrebbe suggerito di compiere ipotizzando la possibilità di procrastinare la presa d’atto della rimozione delle cause di incompatibilità – ha scompaginato e non poco le carte sul tavolo.
E, come detto, non è escluso che i due candidati presidenti potrebbero finire pari nell’urna che comprende i voti dei consiglieri comunali di Isernia e Venafro che sono i centri dove il voto ponderato ha un peso maggiore. La differenza, a quel punto, potrebbero farla proprio i comuni più piccoli. Che hanno amministrazioni di centrodestra, però.
Venafro potrebbe riservare qualche sorpresa fra i consiglieri comunali che siedono all’opposizione e che non sembrano affatto intenzionati a votare per il presidente uscente, loro attuale sindaco, ma che parimenti non hanno alcuna intenzione di votare per il centrosinistra. Ergo, potrebbero proprio non recarsi alle urne il 19 novembre prossimo.
A Isernia, recuperato quasi certamente il voto di Marco Amendola che dal 27 ottobre è ufficialmente rientrato nel Partito democratico, il candidato Daniele Saia dovrebbe poter contare sul gradimento della maggioranza che è corposa ma non è propriamente compatta. Ovviamente, ognuno dovrebbe essere libero di votare per il candidato che preferisce ma la logica politica imporrebbe una scelta obbligata.
C’è un po’ di maretta nel fronte progressista: prova ne sarebbe l’iter che ha portato alla votazione della deliberazione che ha sancito l’incompatibilità di Claudio Falcione e che ha evidenziato posizioni chiare e senza fraintendimenti di alcuni consiglieri di maggioranza che hanno deciso di esprimere il proprio dissenso rispetto alle decisioni assunte e hanno quindi votato con la minoranza.
Che cosa faranno il 19 novembre, allora: prevarrà la disciplina di schieramento soprattutto dopo aver avuto contezza dell’atteggiamento di alcuni colleghi che, di fronte alla rinuncia della causa pendente contro il Comune dell’ingegnere Falcione (che, sarà il caso di ricordarlo, avrebbe dovuto essere pagato e non avrebbe dovuto versare nelle casse dell’ente) avrebbero provato ad alzare un ulteriore muro?
Perché, come è noto, a Palazzo San Francesco la rinuncia alla causa non è stata presa propriamente bene: più di qualcuno avrebbe suggerito di fare una ulteriore contromossa. La rinuncia è avvenuta nei termini e sulla scelta a sorpresa di Falcione si sarebbero accesi diversi focolai di protesta, soprattutto in Giunta. Insomma, un principio di incendio che un assessore Pd ha provato a spegnere.
Il problema sembrerebbe andare ben oltre la questione dell’incompatibilità che andava affrontata, ovviamente, a norma di legge così come è avvenuto. Sembra, a sentire i rumors di Palazzo, che ci siano questioni personali e politiche che nulla avrebbero a che vedere con le vicende, ormai superate dalla rinuncia alla causa giudiziaria contro il Comune protocollata nei termini dei dieci giorni previsti dalla stessa legge che è stata invocata in aula.
Una manovra inqualificabile, si racconta in giro, quella di provare a mettere i bastoni fra le ruote a Falcione dopo la rinuncia – che ha anche un costo economico per l’ingegnere – e le macerie che lascia potrebbero avere un peso non indifferente nelle scelte successive di chi è chiamato ad esprimere il proprio gradimento per l’uno o l’altro candidato presidente della Provincia.
Perché il voto per la presidenza di via Berta potrebbe assumere anche i connotati del dissenso nei confronti dei metodi utilizzati da quel centrosinistra che, nei giorni scorsi, avrebbe provato a trovare un altro modo per fare le scarpe al consigliere Falcione dopo aver dichiarato le difficoltà personali ad affrontare il caso.
Insomma, le Provinciali potrebbero decidersi proprio a Isernia. E quindi, ad Agnone si cerca di correre ai ripari per tentare di mettersi al sicuro.
Il primo cittadino, investito della responsabilità di tenere alto il vessillo del centrosinistra in via Berta e per bissare il risultato delle Provinciali di Campobasso, pare stia provando a rafforzarsi in casa. Due le strade che Saia avrebbe aperto e starebbe percorrendo.
Una riguarderebbe il consigliere Agostino Iannelli, esponente della minoranza e candidato con la lista sponsorizzata dall’ex sindaco Lorenzo Marcovecchio che però, in aula, spesso si è trovato in linea, e non ha fatto mancare il sostegno, con le tesi portate avanti dalla maggioranza.
Grandi manovre anche fra i componenti del gruppo che sostiene Vincenzo Scarano, attuale consigliere provinciale nella maggioranza di Alfredo Ricci, dove sembra ci siano posizioni diverse da quelle dell’avvocato che ovviamente spinge per la rielezione del sindaco di Venafro. E su questi distinguo, che hanno nome e cognome, starebbe cercando di fare leva Daniele Saia, che prova a mettere una pezza allo strappo che, suo malgrado, si è consumato a Isernia.
Perché, come rimarcano voci autorevoli che arrivano dal fronte progressista, la vicenda Falcione sarebbe stata gestita con superficialità e pressappochismo politico evidenti.
Ci si chiede, fra gli addetti ai lavori che non nascondono il malcontento, come mai non sia stata trovata una strada diversa per la ricomposizione della vicenda. La politica, del resto, non dovrebbe essere mediazione in vista di un obiettivo condiviso?
Molti si chiedono come mai non siano arrivati risultati diversi nell’ottica di una ricomposizione della vicenda. Si tratta (anzi trattava) di un consigliere di maggioranza, eletto con la lista del sindaco quindi – a rigor di logica – persona di cui il primo cittadino si fidava e con il quale non avrebbe avuto difficoltà a ragionare.
A chi è giovato tutto questo? A Daniele Saia non di certo. E nemmeno, forse, al fronte progressista. Il tempo però potrebbe aiutare: mancano dieci giorni al voto, tutte le strade sono ancora percorribili. Forse.

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