La Procura della Corte dei conti dell’Aquila ha puntato i riflettori sui fondi stanzianti – sei milioni di euro – dalla Regione Abruzzo per ospitare per sei anni il Napoli calcio a Castel di Sangro. Un milione all’anno più Iva, dunque, quale attività di promozione turistica dell’Alto Sangro e dell’importante comprensorio sciistico di tutta l’area. Un’attività che probabilmente riuscirà nell’intento ma, secondo i magistrati contabili – a cui si è rivolta all’atto della stipula della convenzione tra la Regione e De Laurentis la consigliera regionale ex 5 stelle Sara Marcozzi –, il contributo concesso è spropositato.
Da quanto si apprende, l’indagine coinvolge cinque persone, quelle che a luglio 2020 hanno firmato la convenzione varata poi dalla giunta regionale: l’assessore al Turismo Mauro Febbo, l’assessore al Bilancio Guido Liris, il capodipartimento Turismo Germano De Sanctis e i dirigenti regionali Luigia Calcario e Giuseppe Di Fabrizio. A loro viene contestato un presunto danno erariale di 825mila euro.
Secondo l’accusa, infatti, a Dimario, località trentina dove per anni il Napoli ha svolto il ritiro precampionato, nel 2019 sono stati spesi 175mila euro, a fronte del milione annuo (per sei anni e la convenzione prevede il rinnovo per altri sei) stanziato dall’Abruzzo in favore della società partenopea.
Per la Corte dei conti sta svolgendo accertamenti la Guardia di Finanza che ha acquisito una serie di documenti. Entro la fine dell’estate la Regione e De Laurentis potranno fornire le controdeduzioni ritenute utili a smontare la tesi dell’accusa.
La Regione Abruzzo si dice convinta della bontà dell’investimento e vuole dimostrare che l’operazione “ritiro Napoli calcio” ha avuto successo: il turismo estivo ha infatti subito un incremento con punte che sfiorano il 100%, grazie alla presenza di vacanzieri e tifosi della vicina Campania.
«Ho sempre pensato – ha spiegato Sara Marcozzi, che ha lasciato i 5 stelle per seguire Luigi Di Maio – che finanziare il ritiro del Napoli Calcio a Castel di Sangro con una somma così ingente di denaro, da 1.2 milioni di euro all’anno, fosse una scelta politicamente sbagliata. Per questo motivo ho chiesto alla maggioranza di Regione Abruzzo in ogni sede di rivedere una convenzione che, a mio avviso, presenta diverse storture amministrative ed economiche. Sono tutte osservazioni – ancora Marcozzi – che ho portato nelle istituzioni con numeri, leggi e regolamenti alla mano, e che ho poi inserito in un esposto firmato nell’ottobre 2020. Purtroppo non ho mai avuto ascolto, ed è notizia di queste ore che la Corte dei conti ha aperto un’indagine per un’ipotesi di danno erariale. Attendo l’esito delle verifiche, ma una cosa per me non cambia: con tutti quei fondi si sarebbero potute finanziare molte e diverse iniziative in campo turistico per promuovere l’intera regione».
Secondo la Marcozzi, «tra le attività nel campo turistico che dovrebbero essere favorite c’è il concreto rafforzamento della Film Commission per cui mi batto da anni in Consiglio regionale. Altre regioni d’Italia hanno sfruttato al meglio questo strumento, generando crescita turistica ed economica. Si tratta di un’opportunità che, con i territori meravigliosi che l’Abruzzo ha da offrire, deve essere colta al massimo delle proprie potenzialità. Oltre alla Film Commission, penso anche a iniziative per la promozione delle attività ricettive locali, a una campagna di comunicazione web e televisiva con testimonial riconosciuti e riconoscibili, a incentivare ulteriormente il lavoro del Cram, il Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo, che esporta il marchio Abruzzo ovunque. Nel campo turistico si può fare molto. Mi auguro che – ha concluso la consigliera di Insieme per il futuro –, soprattutto adesso, si intervenga sulla promozione della nostra regione, cercando strumenti che possano valorizzare tutto territorio regionale»

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