Al prefetto di Isernia i sindacati e i rappresentanti aziendali dei lavoratori hanno rappresentato la drammatica situazione che si è venuta a creare alla ex Unilever di Pozzilli. I segretari regionali di Cgil, Cisl, Uil e Cisal non arretrano di un millimetro e annunciano che «lunedì 18 marzo Filctem, Femca, Uiltec e Cisal, saranno al fianco dei lavoratori ex Unilever a Roma, nel sit-in che si terrà davanti alla sede del Mimit (ex ministero dello Sviluppo economico), nella speranza che la buona volontà dimostrata dal prefetto di Isernia Tancredi, e con l’intento che questo comunicato smuova le coscienze della nostra politica regionale, noi porteremo tutta la preoccupazione e disperazione delle famiglie di un territorio morente per colpevole negligenza e miopia della sua classe politica a tutti i livelli». Sindacati e lavoratori più uniti che mai dunque in questa battaglia per l’ex stabilimento di Pozzilli «in balia di una riconversione industriale – aggiungono ancora i sindacati – che ormai dura da più di due anni, più precisamente, a gennaio 2024, i lavoratori hanno iniziato il loro terzo anno di cassa integrazione in attesa di poter essere riallocati nel nuovo soggetto industriale che si chiama P2P costituito al 50 per cento da Unilever Europa Spa e per il restante 50 per cento da Seri Industrial Spa. Il progetto P2P ha ricevuto parere favorevole dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel giugno 2023, attraverso la firma del Ministro Adolfo Urso. Nonostante questa tipologia di progetto sarebbe dovuta essere esperita in 90 giorni con procedura “fast track” (in quanto il suo importo supera i 50 milioni di euro, per la precisione 109), la firma è avvenuta già con notevole ritardo, nonostante fosse ritenuto altamente innovativo e rientrante nelle nuove politiche “green”. Per mesi si sono rincorse varie voci senza mai alcuna certezza circa l’esito della procedura, una volta mancavano dei documenti, un’altra volta veniva messa in dubbio la solidità economica del partner di Unilever. Oggi tramite alcuni canali privilegiati, abbiamo saputo che nonostante già da giugno Invitalia avrebbe potuto nominare tutti i professionisti per i pareri consultivi delle varie parti del progetto, la stessa si è presa il lusso di nominarne con notevole e colpevole ritardo (novembre), uno che invece di occuparsi di plastica e polimeri, si occupa di alimenti, e già questo basterebbe per farne un servizio su “Report”. Inoltre, sembrerebbe che nonostante, ad oggi, non è stato depositato ufficialmente alcun parere consultivo, Invitalia avrebbe anticipato per le vie brevi ad Unilever, che rigetterà la parte progettuale di “ricerca e sviluppo”, per non meglio precisate motivazioni chiedendo addirittura una rivisitazione del progetto senza quella parte che invece lo rende innovativo a livello europeo, ed unico a livello italiano. Le domande che si pongono le organizzazioni sindacali sono queste: come è possibile che un progetto che doveva essere deliberato in 90 giorni possa arrivare ad una lungaggine burocratica di più di due anni senza vedersi non diciamo ultimato, ma quantomeno iniziato? Come è possibile che Invitalia affidi un incarico per un parere consultivo ad un professionista specializzato in una materia che non ha nulla a che vedere con l’oggetto del progetto stesso? Come è possibile che la politica regionale molisana invece che metterci al corrente della verità ci abbia invece depistato parlando di piani “B” inesistenti e di dubbi circa la solidità economica di uno dei soci del progetto? Come è possibile che il ministro Urso ha validato il progetto nella sua interezza definendolo non solo innovativo, ma anche strategico, mentre oggi Invitalia sulla base del niente chieda agli attori coinvolti di demansionarlo a semplice impianto di riciclo plastica? È chiaro che molti interrogativi si perderanno nei meandri dei corridoi del Ministero dello sviluppo economico, ma sia ancor più chiaro a tutti, che se il progetto non verrà approvato nella sua interezza, sia Unilever che Seri industrial non lo riterranno più interessante né perseguibile. L’eventuale rigetto della parte progettuale di “ricerca e sviluppo” P2P, comporterebbe il fallimento dell’intero progetto di riconversione industriale con la conseguente esplosione di una bomba sociale ad oggi anestetizzata solo dai temporanei ammortizzatori sociali che per il 2024 sono stati garantiti dalla Regione Molise. Questo è un progetto che serve a dare respiro socioeconomico alla provincia di Isernia, serve al Molise e serve all’Italia che vuole fregiarsi del marchio della “Green economy”. Senza questo progetto, che una volta partito, darebbe lavoro a circa 300 famiglie, possiamo anche chiuderla la provincia di Isernia, e se come si dice, “Il Molise non esiste”, non esiste solo per colpevole responsabilità e negligenza di una classe politica non all’altezza delle reali necessità dei territori e del paese Italia».

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