Nel periodo più nero dell’economia mondiale, in cui i lavoratori faticano ad arrivare a fine del mese, gli imprenditori affogano in un mare di debiti e le amministrazioni pubbliche faticano a far quadrare i bilanci, spiragli di luce arrivano dalla Cribis D&B – società specializzata nella fornitura di informazioni economiche e commerciali, che – attraverso lo Studio Pagamenti del Molise – ha rilevato un miglioramento nella puntualità dei pagamenti delle imprese del territorio regionale. Nel primo trimestre 2012, il 41,5% delle imprese ha saldato alla scadenza le fatture ai propri fornitori, in aumento rispetto al 33,54% di un anno fa. Ancora lontana, però, la media nazionale (46,6%). Sorprende – considerati i tempi – il 48,9% delle imprese che ha pagato entro un mese di ritardo dal termine pattuito (i il 5,7% con un ritardo tra i 30 e i 60 giorni,il 2,6% tra i 60 e i 90 giorni, lo 0,9% tra i 90 e i 120 giorni, lo 0,3% oltre il limite dei 120 giorni). Rispetto allo scorso anno, nel confronto con i livelli pre-crisi (gli ultimi 4 anni), la puntualità non mostra variazioni significative, poichè le imprese virtuose sono passate dal 41,7% del 2008 al 41,5% attuale.

Analizzando la situazione provinciale, Campobasso mostra la performance migliore in regione, con il 41,9% di imprese puntuali, in miglioramento rispetto al 33,24% registrato un anno fa. Viceversa, ad Isernia le imprese virtuose sono pari al 40,4%, anche in questo caso in crescita nel confronto con il 34,36% del primo trimestre 2011. Nello specifico, nei primi tre mesi 2012, il 41,9% delle imprese di Campobasso ha pagato puntuale, il 48% entro un mese di ritardo dal termine pattuito, il 6% con un ritardo tra i 30 e i 60 giorni, il 2,7% tra i 60 e i 90 giorni, l’1% tra i 90 e i 120 giorni, lo 0,4% oltre il limite dei 120 giorni. In provincia di Isernia, invece, il 40,4% delle imprese ha pagato puntuale, il 51,3% entro un mese di ritardo dal termine pattuito, il 4,9% ha saldato con un ritardo tra i 30 e i 60 giorni, il 2,3% tra i 60 e i 90 giorni, lo 0,9% tra i 90 e i 120 giorni, lo 0,2% oltre il limite dei 120 giorni. Analizzando il contesto settoriale, le peggiori performance si riscontrano nell’edilizia e nell’industria e produzione con appena il 33,1% ed il 38,2% di “buoni pagatori”.

“Questi dati, però, vanno letti controluce” – mette in guardia Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS D&B. “In parte il miglioramento è dovuto al fatto che il ritardo si è ‘istituzionalizzato’, cioè è stato incorporato nei termini di pagamento definiti contrattualmente. Da uno studio CRIBIS D&B del marzo 2012 su oltre 500 credit manager italiani risulta che oltre il 90% degli intervistati ha ricevuto richieste di aumento dei termini di pagamento. Ciò è grave, perché sarà difficile per il fornitore, una volta concessi termini di pagamento più lunghi, tornare a tempi più brevi in futuro”. “Un secondo aspetto – aggiunge Preti – riguarda l’eterogeneità dei comportamenti: sono le micro realtà (le più numerose) ad emergere per una più alta concentrazione nella classe di pagamento puntuale, mentre per le imprese di grandi dimensioni solo il 13% dei casi analizzati riesce a rispettare gli accordi contrattuali”.

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