La Lega tira dritto: l’autonomia differenziata, dice il ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli a margine del vertice convocato dalla premier Meloni alla Camera. «È un punto del nostro programma di governo e quindi intendiamo realizzarlo». Il leader del Carroccio Salvini, vice presidente del Consiglio, uscendo dalla riunione ostenta sicurezza: è andata bene, dice.
A frenare gli entusiasmi – perché al Sud si rischia la rivolta se si accelera sugli accordi che daranno più poteri e più risorse per gestirli alle prime tre amministrazioni che le hanno chieste, e cioè Lombardia, Veneto ed Emilia – è il titolare dell’Agricoltura, e braccio destro di Meloni, Lollobrigida: «Non entro nei dettagli ma non deve mai rimanere indietro nessuno, mi pare scontato. Per quello che riguarda il governo Meloni – rimarca l’esponente di vertice di Fratelli d’Italia – ci si ispira al principio dell’unità nazionale, della sussidiarietà, che prevede anche le autonomie».
Al summit voluto dalla premier appena rientrata da Bali anche l’altro vice presidente Tajani e, in collegamento da Bruxelles, il ministro Fitto che ha anche la delega al Mezzogiorno.
La prossima settimana, Calderoli vedrà altri sei governatori con cui non è riuscito ancora a discutere direttamente, fra cui Donato Toma che in questi giorni è stato impegnato a Lipsia, poi ci sarà una seconda seduta della Conferenza delle Regioni (la prima si è svolta giovedì e per il Molise era presente l’assessore ai Trasporti Pallante). Il testo della riforma, assicura, «dobbiamo ancora scriverlo. Dobbiamo ancora sentire sei governatori giovedì, accolgo le richieste di tutti e poi produco. Quando le richieste sono legittime verranno accolte, quando sono strumentali no».
La Campania con De Luca resta sulle barricate, respinge in toto la nuova ‘devolution’. Toma, insieme ai colleghi forzisti Bardi (Basilicata) e Occhiuto (Calabria), chiede invece di definire prima i livelli essenziali delle prestazioni (Lep), quelli che bisogna cioè garantire su tutto il territorio nazionale a prescindere dal livello di autonomia della Regione (sulla scorta dei Lea in sanità) e definire i costi standard dei servizi essenziali. «Altrimenti si affossa ancora di più il Meridione». Una volta disegnato il perimetro, si potrà procedere all’attuazione di quella che una possibilità – evidenzia – sancita dalla Costituzione (l’articolo 116 terzo comma). E che quindi, ragionano gli azzurri del centrodestra, non si può negare.
«Il rischio vero dell’autonomia differenziata è l’aumento delle diseguaglianze», mette intanto in guardia la segretaria della Uil Tecla Boccardo. «Bene l’iniziativa delle regioni del Sud e del Molise», aggiunge supportando la rivendicazione di maggiore equità. «Dobbiamo prima portare tutti dallo stesso punto è poi immaginare di pretendere di ottenere, eventualmente, una quota di finanziamenti pubblici proporzionata alla produzione della ricchezza delle diverse regioni».
A quelle del Sud e anche al Molise, «che a differenza della Campania, che chiede l’annullamento, pensa di rivedere e modificare la norma chiediamo: cosa pensa dell’autonomia e come intende valorizzarla e superare al contempo le diseguaglianze che già esistono, come ad esempio quelle della sanità o delle infrastrutture che andrebbero prima di ogni cosa colmate? Ai nostri rappresentanti di Camera e Senato come già abbiamo detto in campagna elettorale, chiediamo di non sostenere e non votare l’applicazione della norma sull’autonomia differenziata perché danneggia il Molise, non è una questione di aggiustamenti tecnico amministrativi – conclude Boccardo – ma di alta caratura politica con riflessi sui diritti delle persone».

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