Mancano due mesi alla presentazione delle liste per le amministrative di giugno, consigliere Romano ci sono i margini per ricucire lo strappo con Pd e 5 stelle nella città capoluogo?
«Pd e M5s stanno giocando a Risiko con la città, preoccupandosi di garantire i loro equilibri interni (assessori in pectore compresi) anziché del futuro di Campobasso. Infatti si nascondono dietro parole come “unità” che si rilevano solo un paravento per occultare il fatto di essere divisi su tutto, dal Romagnoli allo sviluppo urbano fino alla gestione dei servizi pubblici locali. Le polemiche quotidiane tra Pd e M5s di questi anni sono note a tutti, l’ultima in ordine di tempo, sulla Sea, risale a cinque giorni fa. Noi abbiamo fatto una scelta chiara: facciamo accordi pubblici con i cittadini e non “tavolini riservati” con le segreterie di partito. Abbiamo aperto il cantiere civico da ottobre, stiamo lavorando da cinque mesi aggregando associazioni civiche e comitati, venerdì prossimo svolgeremo il sesto incontro pubblico con la città sul tema su “ambiente e salute” (dopo quelli su sviluppo locale, urbanistica, sociale, periferie), stiamo costruendo un progetto di città, insieme ai cittadini, indicando come sindaco un professionista, Pino Ruta, che conosce la macchina amministrativa come pochi, dall’urbanistica agli appalti pubblici, difendendo da trent’anni, come avvocato, amministrazioni pubbliche di ogni colore politico, noto per battaglie civili su ambiente, territorio e cultura, attorno al quale si stanno aggregando associazioni di volontariato, ambientalisti, professionisti, docenti, imprenditori oltre la metà dei quali nel recente passato orientata sull’astensionismo. Perché non va bene? Motivi non ne abbiamo sentiti, ad eccezione della colpa grave di essere indipendente e non essere andato con il cappello in mano a subire i diktat dai segretari di partito».
Il candidato sindaco in pectore della Confederazione  civica ha detto testualmente: “Non possiamo condividere un percorso con chi in questi anni ha gestito la città con dei progetti e dei provvedimenti che l’hanno distrutta”. Ma appena dieci mesi fa avete affossato la candidatura del giornalista Iannacone ritenendola “una figura non dotata di competenze amministrative” preferendo l’allora sindaco Gravina che di questa maggioranza uscente al Comune di Campobasso è stato la massima espressione. Mi scusi ma qualcosa non torna….
«La politica non è un festival. Se la candidata del Pd alla sua prima uscita pubblica esordisce dicendo che la città è un disastro e bisogna cambiarla, e lo fa avendo di fianco i sindaci e gli amministratori che l’hanno governata per 25 anni negli ultimi 30, vuol dire che o fino ad ora è vissuta su Marte oppure prende in giro gli elettori. Il fatto che non abbia il coraggio neppure di esprimere un giudizio sull’Amministrazione M5s la dice lunga sul suo grado di autenticità. Per assumere ruoli di responsabilità politica come guidare una regione o il comune capoluogo bisogna conoscere alla perfezione le regole dell’amministrazione, altrimenti impieghi 5 anni solo per capire la differenza tra una delibera e una determina. Detto questo, Iannacone è un intellettuale di assoluto livello e mi pare che lui stesso abbia chiarito molto bene di chi è stata la responsabilità della sua mancata candidatura, ammettendo di aver incassato l’ok dei segretari nazionali di Pd e M5s a cui non è seguito quello dei suddetti partiti a livello locale. Quanto all’esperienza delle regionali, penso che il giudizio degli elettori sia stato sufficientemente chiaro, tocca prenderne atto. Oltre a ciò, proprio negli ultimi mesi l’amministrazione M5s sta ponendo in essere scelte assai discutibili, come la svendita del patrimonio immobiliare pubblico (scuola di via Kennedy) anziché valorizzarla in chiave di rigenerazione urbana per potenziare i servizi pubblici alla città».
Il 3 febbraio scorso i campobassani si sono svegliati con la città tappezzata di manifesti di Pino Ruta che oltre a bruciare tutti sul tempo ha gelato i potenziali alleati con lo slogan “Scegli il sindaco, non un partito”. Molti hanno letto in questa operazione di marketing elettorale una forzatura che di fatto ha decretato la rottura con gli alleati della coalizione progressista guidati oggi da Marialuisa Forte, il cui nome però è stato ufficializzato solo il 22 febbraio ovvero 20 giorni dopo i manifesti…
«Non è marketing elettorale, è una scelta politica in linea con quello che facciamo da quando siamo nati: siamo un movimento civico che ragiona sui programmi e non sulle etichette. Nel 2009 abbiamo condotto una battaglia per preservare l’ultima area verde nel centro urbano di Campobasso contro l’asse Di Fabio (Pd)-Iorio (centrodestra) che voleva cementificare l’area dell’ex Romagnoli. Noi siamo ancora su quella linea, non so il M5s. Nel 2013 abbiamo denunciato il disastro che l’asse Pd-Patriciello avrebbe inflitto alla regione con Frattura, e lei ricorderà che io ho pagato un prezzo in prima persona per quella posizione. Oggi Costruire Democrazia aderisce al cantiere civico che ha designato Pino Ruta come sindaco scegliendo di fare accordi con i cittadini e non con le segreterie di partito. Pd e M5s prima hanno indicato Di Lallo, che ha immediatamente declinato, poi hanno ‘bruciato’ altri nomi probabilmente a loro insaputa, alla fine hanno trovato la Forte che ha accettato “al buio”, tanto è vero che la sua prima uscita pubblica è stata il festival della contraddizione: aveva di fianco la giunta M5s e ha detto che Campobasso merita di più. Io al posto della Felice e di Gravina mi sarei vergognato e me ne sarei andato. Tra l’altro, mi sarei aspettato dal M5s che pretendesse che la Forte si mettesse in aspettativa dal ruolo di dirigente scolastico per non condizionare il voto. Se lo avesse fatto un candidato della Lega avrebbero fatto le barricate».
Forte ha già replicato dicendo che da subito prenderà le ferie e poi si metterà in aspettativa.
«Ma non è la stessa cosa, le ferie presuppongono la titolarità del’incarico. Mentre lei deve rimuovere la fonte del potere che condiziona il voto».
A Campobasso servono 90 candidati per le tre liste. I maligni dicono che a stento riuscirete a farne una.
«Maligni che non hanno il polso della città, non conoscono la storia né le persone che stanno lavorando con Pino Ruta al cantiere civico. Comunque, lo vedremo e se ne accorgeranno presto».
Diciamo però che i numeri non sono dalla vostra parte: nelle ultime regionali solo 1.235 elettori campobassani (il 5,81%) hanno messo una croce sul simbolo di Costruire democrazia. Perché stavolta le cose dovrebbero andare diversamente?
«Alle comunali c’è il voto disgiunto e il doppio turno, io sono rientrato in Regione dopo 10 anni di assenza, oggi c’è Pino Ruta, insomma è un’altra storia. Vorrei solo ricordare qualche numero: nel 2009 sono stato candidato sindaco e abbiamo raggiunto circa il 20%. Alle regionali del 2013 circa il 19%. Alle regionali 2023 abbiamo fatto il rodaggio. Penso che Pino Ruta farà un risultato sorprendente e al ballottaggio non ci sarà partita, chiunque sia il candidato di centrodestra».
A Termoli sostenete Mileti e siete sotto lo stesso cartello elettorale con Pd e 5 stelle da cui però hanno preso le distanze altre sigle civiche. Così però rischiate di confondere le idee agli elettori.
«Siamo alternativi al centrodestra e quindi è naturale che gli interlocutori “naturali” siano nella metà campo progressista. Detto ciò, a Termoli la sezione di Costruire Democrazia è nata da pochi mesi attorno ad Andrea Montesanto e sta crescendo di giorno in giorno sui temi della difesa della sanità pubblica, dell’ambiente e dello sviluppo locale. Mileti è un professionista fuori dalla politica, rispettato e apprezzato, che purtroppo è stato impallinato da frange consistenti di Pd e M5s che si dimostrano, purtroppo, ancora una volta inaffidabili. Ne abbiamo preso atto e detto con chiarezza, nel rispetto innanzitutto di Mileti, che in questo modo si va a sbattere. Ma c’è tempo per recuperare e abbiamo un’idea in cantiere…».

alessandra longano

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