Uscire dal commissariamento per la sanità molisana è una necessità non più rinviabile, ha messo sul tavolo ieri il governatore Roberti. È la prossima sfida, ha annuito la premier Meloni.
Dopo l’intervento straordinario di Palazzo Chigi per ridurre il disavanzo della Regione, 20 milioni all’anno fino al 2033 stanziati in Finanziaria, e dopo la sottoscrizione dell’accordo per lo sviluppo, il dossier su cui si misurerà la filiera istituzionale di centrodestra è quello delle cure in Molise.
In sanità, ha rilevato il presidente della giunta nel suo intervento dal palco del Teatro Savoia, «siamo tornati un territorio d’interesse, con la grande partecipazione agli ultimi bandi di concorso, sia per il personale medico e sanitario sia amministrativo. Nonostante ciò, abbiamo ancora tanto da fare e, per questo motivo, chiediamo al governo di continuare a mantenere alta l’attenzione sul Molise, perché dobbiamo lavorare, affinché di esca dal commissariamento» che in 20 anni «non solo non ha prodotto quello che il Molise e i molisani si attendevano, ma ha negato il diritto alla salute. Albert Einstein affermava: «Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. Follia è fare sempre le stesse cose e aspettare risultati diversi”».
Messaggio ricevuto dalla presidente del Consiglio dei ministri. «È una sfida uscire dal commissariamento, presidente Roberti, è una sfida rafforzare la sanità», ha raccolto l’appello Meloni. Che ha colto l’occasione per fare «un po’ di controinformazione a notizie che non corrispondo a verità. Il Fondo sanitario con l’ultima legge di bilancio arriva al massimo di sempre, 136 miliardi di euro. Quando c’era il Covid erano 121 miliardi. Noi ci siamo concentrati sulla grande materia delle liste di attesa», ha poi rivendicato ricordando le risorse appostate per il rinnovo dei contratti nazionali di medici e comparto sanitario.
«È falso – ha aggiunto poi Meloni – che abbiamo tagliato le risorse per gli ospedali, le risorse per la sanità sono aumentate con il Pnrr e sono rimaste inalterate per le altre fonti di finanziamento. Abbiamo messo in sicurezza alcuni provvedimenti che rischiavano di perdere risorse: per la tempistica del Pnrr, quando non si riesce a fare l’opera per il 2026, quelle risorse tornano indietro. Abbiamo spostato provvedimenti sulla base di tempistiche accettabili, ma non c’è un euro che viene disperso sulla sanità».

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