Difficile che domani sera il centrodestra possa tirare fuori il nome del candidato sindaco del capoluogo di regione. Molto probabilmente prima della decisione servirà un altro giro di carte sul tavolo romano.
C’è un duplice nodo da scogliere: quello di nomi e quello delle caselle.
Nei fatti Campobasso “è” di Fratelli d’Italia, primo partito della coalizione in termini di consensi. È tuttavia necessario che il nome del candidato sindaco – a prescindere dal simbolo – piaccia a tutto il centrodestra. Non può essere imposto sic et simpliciter. E il partito della Meloni in questo ha già fatto un passo falso, perché quando Donzelli ha chiesto al presidente del Consiglio regionale, Quintino Pallante, di scendere in campo, gli alleati (ma anche qualche fratellino) non hanno mostrato l’entusiasmo atteso. Tant’è che lo stesso Pallate, nel volgere di qualche ora, ha fatto – con senso di responsabilità – un passo indietro.
Nel corso della riunione di venerdì sera, ogni partito ha messo sul tavolo un suo candidato e con grande stupore il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia ha riproposto Pallante: va da sé che se il nome non è passato 15 giorni fa difficile che possa passare oggi.
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Ecco dunque che senza un intervento del tavolo nazionale è complicato che i partiti riescano a superare l’impasse. Roma potrebbe infatti prendere atto dello stallo e assegnare la casella ad un altro soggetto della coalizione. O a Forza Italia o alla Lega. Considerando che gli azzurri di Tajani e Roberti sono interessati ad ottenere il candidato sindaco a Termoli, è assai probabile che la spunti la Lega.
Il coordinatore del Carroccio, Michele Marone – che oltre ad essere assessore regionale è consulente del ministro e leader del partito, Matteo Salvini – ha fatto tre nomi. Intanto Alberto Tramontano, capogruppo a Palazzo San Giorgio che negli anni ha maturato la giusta esperienza per poter bene amministrare la città. E, ancora, il consigliere regionale Massimo Sabusco e l’assessore della giunta Roberti, Gianluca Cefaratti.
A Forza Italia non dispiacerebbe invece il consigliere Nicola Cavaliere. Vincenzo Niro dei Popolari insiste – a ragion veduta – per Salvatore Colagiovanni.
Dal giro di telefonate e dai ragionamenti del giorno dopo, il nome di Cefaratti sembra aver riscosso notevole apprezzamento, fermo restando che Roma decida di “assegnare” Campobasso alla Lega.
L’eventuale candidatura dell’assessore al Bilancio sarebbe assai gradita intanto al presidente della Regione, ovviamente, all’eurodeputato Aldo Patriciello e passerebbe senza alcun problema il vaglio di buona parte di Fratelli d’Italia (Miche Iorio e Salvatore Micone, in particolare).
Gianluca Cefaratti, per quanto entusiasta, mantiene un profilo basso.
«Intanto – spiega al telefono – sono onorato che si sia pensato a me. Sgombro però subito il campo: non voglio stare in paradiso a dispetto dei santi. Se la coalizione mi chiedesse di assumere l’impegno di amministrare la città, che per me non sarebbe un sacrificio ma un onore, accetterei volentieri anche perché reputo l’incarico assolutamente prestigioso».
L’eventuale accettazione della candidatura – su questo è intransigente l’assessore – passerebbe per la condivisione dell’intera coalizione: «Se il mio nome unisce e non divide non esiterei un solo istante ad accettare. In politica – aggiunge – non sempre si può fare ciò che si vuole o ciò che è più comodo. Lo spirito di servizio e di sacrificio va anteposto a qualsiasi altro desiderio o esigenza. Campobasso è la città che mi ha dato i natali e mi ha visto crescere. A Campobasso mi sono realizzato professionalmente e politicamente. Avverto il dovere di ricambiare quello che questo luogo e la sua gente mi hanno dato negli anni».
In politica, si sa, le cose hanno sempre un’evoluzione in tempi brevissimi, talvolta impercettibili. Fino a domani sera – quando i coordinatori regionali della coalizione si riuniranno di nuovo – può accadere di tutto. Ma che Cefaratti potrebbe spuntarla è qualcosa di più di una sensazione.
A Fratelli d’Italia cedere Campobasso ad un alleato, in un ragionamento di “spartizione” dei capoluoghi, potrebbe anche convenire. L’ostacolo più duro da superare potrebbe essere Colagiovanni. Ma se la regola che il candidato scelto deve essere gradito a tutti i partiti vale per Pallante e per Cefaratti, per forza di cosa deve valere per tutti, Colagiovanni compreso.
ppm

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