Una cosa è immaginare di saper amministrare, altra è riuscire nell’impresa.
Il Movimento 5 stelle ha provato l’ebbrezza di salire a Palazzo Chigi con Luigi Di Maio (tanto per fare un esempio) e i risultati non sono stati lusinghieri. Non secondo il parere di chi scrive: il giudizio delle urne in occasione degli ultimi appuntamenti elettorali è stato impietoso.
A Campobasso – almeno in termini di importanti opere avviate, alcune anche concluse – c’è davvero poco da imputare a Gravina e ai suoi assessori. Eppure, passeggiando per le vie del centro, le valutazioni non sono molto lusinghiere.
La politica – l’ho scritto in un articolo di fondo pubblicato ieri e lo ribadisco qui – è una cosa seria, serissima. E non può essere figlia dell’improvvisazione.
Il campo largo, ma non troppo, che vuole amministrare Palazzo San Giorgio conta molto sul risultato pentastallato. Dalla percentuale grillina può dipendere l’accesso al ballottaggio se non addirittura la vittoria al primo turno.
Nulla da rimproverare a Simone Cretella o Luca Praitano (cito loro perché sono sostanzialmente più noti degli altri grillini campobassani). Anzi, non mi era mai capitato di osservare un assessore comunale del capoluogo con la ramazza per spazzare una piazza o con gli attrezzi del mestiere per riparare una panchina. Hanno faticato come dannati per mettere in atto quello che avevano promesso. E in gran parte ci sono riusciti. Eppure, il Movimento è in declino.
Perché? Bella domanda alla quale è molto complicato rispondere.
Intanto quando una squadra di calcio gioca male e non vince (accade anche se gioca bene ma i risultati non arrivano) la prima cosa che fa la società è sostituire l’allenatore. I 5 stelle – basta affilare un po’ di date ed eventi – in Molise si sono avviati sulla via del tramonto da quando l’avvocato del popolo Giuseppe Conte ha affidato il coordinamento all’ex parlamentare ed ex consigliere regionale Antonio Federico. Il fu Federico (sempre e solo politicamente, si intende), che, terminati gli incarichi lautamente – e legittimamente – remunerati è sparito dalla scena. Scomparso. Dissolto.
Disastrose le trattative condotte per formare il campo largo in occasione delle regionali di giugno scorso. Drammatico quanto accaduto a Termoli nei giorni passati. A Campobasso – ma era già tutto scritto nel patto per le regionali – l’ingegnere-chitarrista (che il telefonino lo utilizza per giocare a Candy Crush e per rimuovere dalle liste social degli “amici” chi non scrive secondo la sua linea di pensiero) nemmeno ci ha provato a far valere le ragioni dell’amministrazione uscente, cedendo senza colpo ferire la candidatura alla carica di sindaco. Sul piano pratico – considerato lo spessore di Marialuisa Forte – bene ha fatto. I manuali di politica, però, dicono altro.
Ma, appunto, la politica è una cosa seria.
Del resto la nota con cui la sindaca uscente Paola Felice ha reso pubblico l’intento di tirarsi fuori dalla partita è lo specchio dell’approssimazione con cui Federico ha gestito e sta gestendo il Movimento 5 stelle molisano. «Continuerò ad impegnarmi – scrive la sindaca nelle ultime righe della missiva affidata alla stampa – nella consapevolezza che non aver un ruolo elettivo, non vuol dire abbandonare la politica. Al contrario significa poterla esercitare sotto altre forme – come ognuno di noi dovrebbe fare quotidianamente – anche slegandola da certe dinamiche autoreferenziali dalle quali purtroppo nessun partito è immune e che personalmente non mi appartengono. Così come, per la coerenza della quale faccio un vanto, non mi appartiene la logica del campo largo».
«…non mi appartiene la logica del campo largo»: quindi, non solo boccia l’operato del coordinatore Federico, che invece per il campo largo si è speso. Spiega – probabilmente involontariamente – anche perché Gravina ha preso meno voti di Roberti a Campobasso città. È evidente che se la sindaca del capoluogo non è innamorata dal campo largo diventa difficile convincere gli amministrati ad innamorarsi.
Eh già, la politica è una cosa seria.
lu.co.

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