L’esito del voto di ieri e oggi, oltre a ristabilire gli equilibri politici in Europa e nei Comuni più rappresentativi, servirà – come del resto accade a ogni tornata elettorale – per rideterminare i rapporti di forza tra la maggioranza che governa il Paese e le opposizioni, e quelli interni alle coalizioni. Vale, a cascata, anche per le regioni.
In Molise, l’Europa fa testo a sé. Fatta eccezione per Aldo Patriciello, che corre per ottenere la quinta riconferma consecutiva a Bruxelles e che certamente raccoglierà decine di migliaia di preferenze, gli altri candidati locali non hanno alcuna speranza di essere eletti. Non perché siano meno meritevoli dell’imprenditore di Venafro, ma perché il sistema offre davvero poche chance a chi non ha la possibilità di ottenere consensi in tutto il Collegio, ovvero, da Teramo a Reggio Calabria.
Il test a cui bada anche la politica nazionale è quello di Campobasso. Chiaro che Roberti & Co. metteranno sulla bilancia anche il risultato di Termoli.
Al di là della vittoria di questo o di quell’altro sindaco, i riflettori sono puntati sulle liste. Osservando il parlamentino di via IV Novembre, l’opposizione ha davvero poco da riequilibrare. Certo è che se Massimo Romano facesse meglio del PD (improbabile) e dei 5 Stelle (probabile), il centrosinistra avrebbe una sola possibilità per tentare di rimettersi in carreggiata e provare alle regionali del 2028 almeno a essere competitivo: azzerare ogni carica di vertice, mandare a casa un po’ di dirigenti (e assicurarsi che non si occupino più attivamente di politica) e ripartire affidandosi ai numerosi giovani belli, colti e preparati che hanno animato la campagna elettorale di Maria Luisa Forte.
Nel centrodestra le cose sono un po’ più complesse, gli appetiti molteplici e più di qualche cavallo scalpita in attesa di passare all’incasso.
Intanto va capito se le percentuali dei partiti più rappresentativi, ovvero, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, saranno in linea con quelle nazionali. Non è da escludere, per esempio, che la Lega di Marone vada meglio della Forza Italia di Lotito. Poco male. Perché osservando le liste e chiacchierando con chi conosce bene le dinamiche interne alla coalizione, appare probabile che i Popolari per l’Italia di Vincenzo Niro e Noi Moderati di Fabio Cofelice possano fare meglio sia degli azzurri di Tajani sia del Carroccio di Salvini, fermandosi a qualche punto percentuale dai Fratelli di Giorgia.
Al di là del riverbero nazionale, se ciò accadesse, è scontato che Roberti avrebbe qualche grana in più nella gestione degli equilibri interni. Mentre Niro potrebbe, almeno per ora, accontentarsi (si fa per dire) dell’incarico di sottosegretario, Cofelice potrebbe inserire nella lista dei desideri, per esempio, l’altro sottosegretariato che al momento sembrerebbe destinato a Di Baggio di Forza Italia. O un assessorato.
E, ancora, la lotta interna ai partiti, quello di vertice in particolare. Nella lista di Campobasso di Fratelli d’Italia ci sono, tra gli altri, una serie di candidati che fanno riferimento ai vari Micone (Giovanni Varra e Stefania Di Claudio), Pallante (Mario Annuario), Iorio (Andrea Montella), D’Egidio (Francesco Ludovico): una sorta di sfida nella sfida, il cui esito, per quanto non incida sul voto di queste ore, sarà certamente messo sul tavolo ogni qualvolta il presidente Roberti dovrà – per necessità o diletto – rivedere gli assetti della giunta o, più semplicemente, assegnare incarichi e consulenze di competenza della Regione. Ovvero, in occasione del giro di boa, quando per Statuto va confermato o sostituito l’Ufficio di presidenza dell’Assise di Palazzo D’Aimmo.
Vi è di più. Considerando la stoffa del governatore, che a differenza di Toma e Frattura è cresciuto a pane e politica, non è da escludere che lo stesso possa prendere la palla al balzo e approfittare dell’esito del voto per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Ci sono lotte intestine fra consiglieri di cui poco si sa tra l’opinione pubblica ma che non sfuggono assolutamente agli addetti ai lavori che frequentano i corridoi dei palazzi. C’è chi, per esempio, è partito dall’Alto Molise per sponsorizzare una lista a Pozzilli e mettere così un dito nell’occhio alla vicepresidente dell’Assemblea legislativa, Stefania Passarelli.
Oppure, chi guardando oggettivamente un po’ troppo oltre, già dà per spacciato il presidente in carica e si propone come nuovo leader della coalizione.
A ciò si aggiungano le chiacchiere sulla capacità di spesa dei fondi assegnati a Palazzo Vitale, sulla gestione degli enti sub-regionali (vedi la recente diatriba Molise Acque – Grim) e su una serie di dinamiche più generali di funzionamento di alcuni assessorati che non convincerebbero più di tanto il capo della giunta.
Da Termoli, chi lo conosce da una vita, continua a sussurrare: «Non sottovalutate Roberti, è un buono ma politicamente non lo freghi».
E perché sottovalutarlo? Forse – consiglio sommesso e spassionato – è lui che potrebbe aver sottovalutato un aspetto che di politico ha poco o nulla: la storia insegna che di fronte alla peggiore delle crisi, e ce ne sono state, la Regione è sempre andata avanti, anche indossando una scarpa e una ciabatta.
In Molise, a 10mila euro al mese – diventi sindaco Forte, De Benedittis o Ruta – non rinuncia nessuno.
Questo è, con buona pace di vincitori e sconfitti.
Luca Colella

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