Una prova imponente di riscatto civile. A cui il Molise ha risposto con determinazione e orgoglio: presente!
Se non diecimila persone poco meno ieri hanno attraversato le strade di Isernia. Un fiume umano che un’ora e mezzo dopo la partenza vedeva ancora tantissimi in piazza Celestino V, in attesa di cominciare la camminata in corteo.
Nel capoluogo pentro, per la fiaccolata organizzata dal sindaco Piero Castrataro, si è riversata ieri tutta la regione: il Molise che non ne può più di tagli alla sanità pubblica, di reparti chiusi o da chiudere, di organici ospedalieri ridotti all’osso, di tasse alle stelle, da oltre un decennio le più alte d’Italia proprio a causa dell’extra deficit della sanità.
«Chi taglia la sanità uccide due volte», uno degli striscioni più forti dei tantissimi portati in corteo da giovani, anziani, amministratori lo cali, operatori sanitari, studenti, rappresentanti dell’associazionismo che da anni chiedono investimenti, e non risparmi, sulla sanità pubblica.
Castrataro dorme in una tenda davanti al Veneziale dal 26 dicembre scorso per protestare contro il rischio concreto che chiudano i reparti di Emodinamica e Punto nascita per scelte che saranno formalizzate nel prossimo Programma operativo e altri, come la Medicina interna e l’Ortopedia, per la cronica carenza di camici bianchi.
La sua protesta ha conquistato la ribalta nazionale. E ha spiazzato in regione destra e sinistra. Anche il suo schieramento, quello progressista, fa i conti infatti con la trasformazione di Piero in “Pierino”.
Mite, silenzioso e concentrato nel proprio ruolo. All’improvviso leader di un movimento che, neanche tanto sottotraccia, pesca consensi trasversali perché è nato per far ripartire una battaglia di dignità. E parla di problemi che chiunque vive in Molise tocca drammaticamente con mano. La salute, la sintesi di uno striscione arrivato da Capracotta, è diritto inalienabile alla vita. Un movimento che si proietta quindi naturalmente sullo scenario regionale e dà voce a tutto il territorio, alle sue aree interne in particolare. Ma non ditelo a Castrataro, lui di questo non vuole sentir parlare. Adesso. Al suo fianco ieri sera, tanti sindaci. Da Marialuisa Forte a Sabrina Lallitto, da Remo Di Ianni a Marco Giampaolo, da Daniele Saia a Pino Puchetti.
Elenco minimo, tutt’altro che esaustivo, per fare qualche esempio di chi ha sfilato con una fiaccola in mano. E poi consiglieri regionali del Pd e del Movimento 5 stelle. «Stasera, questa è “piazza della resilienza”. Ci sono tanti cittadini che hanno deciso di non abbassare la testa e di resistere contro i tagli indiscriminati imposti dal regime scellerato del commissariamento che non ha prodotto i risultati sperati: non sono migliorati i servizi né la situazione finanziaria della sanità. Forse – l’auspicio di Angelo Primiani – oggi stiamo tutti prendendo atto che il Molise deve voltare pagina e la sanità deve tornare a essere pubblica e di qualità». Insieme a lui, fra gli altri pentastellati, il capogruppo in Consiglio regionale Andrea Greco, Roberto Gravina, Antonio Federico.
Ma, davvero, tanti, tantissimi cittadini comuni.
In queste settimane, Castrataro non ha solo protestato. Ha chiesto e ottenuto incontri con l’Asrem e i commissari. La mediazione del governatore Francesco Roberti, che dalla parte opposta della sponda politica lo ha invitato a smontare la tenda e trovare insieme soluzioni, ha prodotto un vertice a Palazzo Vitale in cui qualcosa è stato ottenuto, perlomeno un disgelo. Ma il muro del commissariamento è rimasto non scalfito: da Bonamico e Di Giacomo, ad esempio, è arrivato il “no” alla proposta del sindaco di destinare un’indennità aggiuntiva ai medici che scelgono il Veneziale o il Caracciolo, risparmiando sulle aggiuntive vere, quelle che l’azienda paga ai medici che effettuano turni oltre quelli ordinari altrimenti i reparti andrebbero chiusi e i servizi ridotti. Non si può, il Molise è commissariato.
Al governo nazionale, oltre che agli stessi commissari il messaggio che ieri la piazza stracolma di Isernia e “Pierino” hanno voluto ribadire, anche a difesa dell’ospedale di Agnone destinato, nella bozza di Programma operativo a diventare casa della salute, struttura territoriale.
Un’ovazione per Piero dall’enorme folla altermine della fiaccolata nei pressi del distretto sanitario. Al suo fianco anche il vescovo Camillo Cibotti. “Pierino” ha ribadito, emozionato ma tenace: la tenda non si smonta.
«In tanti ci avevano dato adesioni e sostegno negli ultimi giorni ma vedere tutte queste persone qui fa veramente piacere. Soprattutto è il segno di quanto le persone tengano a una sanità pubblica di qualità, un bel segnale», ha quindi tirato le somme. «Non è un tema di una parte politica, è un problema di tutti noi. Se tutti ci rimbocchiamo le maniche, non guardando al colore politico
le cose si possono risolvere, cercando di vincere quegli interessi particolari che in altre occasioni si sono dimostrati determinanti». La tenda resta davanti al Veneziale fino al nuovo piano operativo. Lo scatto di reni del Molise dimostra al governo nazionale e ai commissari, ha concluso, «la voglia di una comunità di resistere, esistere e dare un futuro alle giovani generazioni».
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