Un confronto duro con Giovanni Donzelli, dopo il quale Michele Iorio non ha deposto le armi. Ma sa che il suo tempo in assessorato è terminato. “Fa strano” immaginare un grande vecchio della politica dover discutere animatamente con un 50enne fiorentino, rampante e disinvolto. Che capi e colonnelli siano di destra o di sinistra, il renzismo non è stato un episodio: ha cambiato l’approccio dei dirigenti di partito alle trattative e alle decisioni. Alle conversazioni.
Andrea Di Lucente invece è in pieno combattimento. Anche lui, dopo il tavolo dei coordinatori del centrodestra che ha dato al presidente Francesco Roberti le indicazioni per il rimpasto di giunta di metà mandato, è adesso un re senza terra. Lo aspettano, in via Sauro, gli scatoloni che la sua segreteria riempirà. Le Attività produttive cambiano titolare. Lui però vuole sapere perché. E vuole saperlo da Tajani, segretario nazionale di Forza Italia. Con il coordinatore degli azzurri che alla riunione nella Capitale ha espresso la volontà di avvicendare gli uomini nell’esecutivo, il coordinatore Claudio Lotito, ha avuto una telefonata burrascosa. «La linea espressa al tavolo giovedì sera è solo di Lotito o è quella del mio partito nazionale. E perché, dopo due anni e mezzo di duro lavoro, viene messo in discussione il mio operato e la mia figura? Ho il diritto di saperlo». Aspetta, quindi, Di Lucente che ancora per qualche giorno, ora, è anche vicepresidente di Palazzo Vitale.
Iorio, che ha curato finora il coordinamento dei fondi strategici e i rapporti con i ministeri di Economia e Salute, attende, invece una chiamata del governatore Francesco Roberti. «Vorrei sentire anche le sue motivazioni prima di prendere le mie decisioni. Quelle del partito le conosco, mi sono state spiegate. E sono molto rammaricato per il comportamento di Fratelli d’Italia. Ribadisco che io non ho stretto alcun patto con il consigliere D’Egidio per una staffetta a metà legislatura. È un accordo che ha siglato Donzelli, ma non io. Non avrei mai accettato, e non ho mai accettato, quella condizione». Il numero 3 di FdI (1 e 2 sono le sorelle Meloni) è stato fermo nella sua posizione, al coordinatore regionale Filoteo Di Sandro ha dato mandato di portarla al tavolo di coalizione e Di Sandro non ha potuto fare altro. In esecutivo approda Armandino D’Egidio, che nel 2023 racimolò una manciata di preferenze più di Iorio e che aveva accettato senza causare scossoni di restare fuori dalla stanza dei bottoni in virtù della promessa di Donzelli: fra due anni e mezzo toccherà a te.
Quanto a Forza Italia, Lotito ha annunciato la staffetta ma ha preso due, tre giorni di tempo per dare a Roberti il nome del successore di Di Lucente. Nicola Cavaliere, attualmente presidente di Commissione, o Roberto Di Baggio. Cavaliere, primo degli eletti del partito. Ma il podio degli azzurri del 2023 è stato “corto”: 3.226 preferenze per Cavaliere, 3.189 per Di Lucente e 3.164 per Di Baggio. Quest’ultimo, al momento anche lui presidente di Commissione e consigliere delegato, in provincia di Isernia ha preso centinaia di voti in più rispetto a Di Lucente. Non è marginale poi, non lo è mai nella ricostruzione degli equilibri politici, la questione geografica: con Iorio e Di Lucente fuori dall’esecutivo, la città e la provincia di Isernia non avrebbero rappresentanza. Per consuetudine consolidata, non accade mai. Ecco perché le quotazioni dell’ex sottosegretario Di Baggio sono ritenute, nel totonomi, più alte di quelle di Cavaliere. Col passare delle ore, lui è balzato in pole position.
A proposito di sottosegretariato, Lotito lo avrebbe rivendicato ma senza troppa enfasi. Vincenzo Niro sembra avviato, al momento, alla conferma.
Comunque, non è decisamente un bel clima, quello del day after. Il giro di boa non sarà indolore per il governo regionale di centrodestra.
Sempre alla riunione nella Capitale, l’eurodeputato Aldo Patriciello – come anticipato nell’intervista pubblicata alla vigilia del summit – ha confermato che il rappresentante in giunta della Lega (partito in cui è stato rieletto a Strasburgo e che guida a livello locale) resta Michele Marone. Per “Il Molise che vogliamo”, lista civica che aveva come riferimento l’onorevole di Venafro, Gianluca Cefaratti rimane assessore se si dimette da consigliere agevolando l’ingresso del primo dei non eletti a Palazzo D’Aimmo. In caso contrario, l’assessore sarà Fabrizio (consigliere comunale di minoranza a Isernia). Sono circolate anche altre indiscrezioni, l’identikit e il nome di una donna (che diventerebbe assessora esterna) in questi anni molto attiva sulla scena politico amministrativa.
Cefaratti in queste settimane ha già risposto alla richiesta di Patriciello di onorare un accordo risalente al 2023: lascio il Consiglio se lo faranno anche gli altri colleghi assessori. Stamane è in programma un faccia a faccia, decisivo, con l’onorevole.
Intoccabile, Salvatore Micone. Primo eletto in assoluto della tornata di due anni e mezzo fa, le sue quasi 5mila preferenze e l’essersi concentrato sul mandato in Agricoltura (stringendo un rapporto istituzionale e politico forte con il ministro Lollobrigida) hanno blindato la sua posizione. A dispetto di quei sussurri sibillini in maggioranza: ah sì ma è amico di Patriciello… Per lui però hanno parlato anche i risultati raggiunti e la lealtà alla squadra di governo e al presidente Roberti. Dimostrata nei momenti buoni e in quelli no.
A proposito del governatore, chiuderà lui la partita legata alle deleghe, di quali settori dovranno occuparsi le new entry lo deciderà lui, esercitando la prerogativa di piena autonomia in materia.
«Aspetto di ricevere le indicazioni dei partiti per iscritto – ha dichiarato ieri sera a Primo Piano – e, quando avrò l’intero quadro, formalizzerò le decisioni».
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