A un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i mercati energetici hanno già reagito in maniera evidente: il prezzo del gas è aumentato di 26 euro per MWh (+81%, mentre quello dell’energia elettrica è salito di 41 euro per MWh (+38%). Le ripercussioni sulle bollette saranno, quindi, pesanti.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, ipotizzando che nel 2025 e nel 2026 i consumi delle famiglie e delle imprese siano in linea con quelli registrati nel 2024, i rincari previsti per quest’anno rispetto al 2025 potrebbero raggiungere complessivamente i 15,2 miliardi di euro: 10,2 miliardi legati all’energia elettrica e 5 miliardi al gas.
In Molise il costo della guerra sarà pari, in numeri assoluti e considerando sia le utenze domestiche sia quelle industriali, a 70 milioni: i dati complessivi del 2024 sono pari a 507 milioni, saliti a 522 nel 2025 e destinati a impennarsi a 592 milioni in questo anno. L’incremento per le imprese è pari a 45 milioni, 25 in più invece quelli a carico delle famiglie. In entrambi i casi, un surplus (di uscite) pari a oltre il 13% (13,4 e 13,3 rispettivamente).
Serve un intervento dell’Ue, la valutazione dell’Ufficio Studi della Cgia, un’azione capace di mettere i Paesi membri nelle condizioni di attenuare, almeno temporaneamente, l’impennata dei prezzi energetici, sospendendo le regole fiscali del patto di Stabilità. Al governo italiano la richiesta di rafforzare le risorse stanziate per il decreto bollette poiché i 3 miliardi di euro previsti rischiano di non essere sufficienti a scongiurare che un eventuale shock energetico si traduca in una crisi sociale ed economica di vasta portata.

























