Sembrava si fosse messa male. La bozza inviata lunedì sera dal ministero della Salute alla Stato-Regioni conteneva ‘solo’ l’impegno alla revisione del decreto Balduzzi con un’attenzione particolare per i piccoli territori. Tutte le altre controproposte dei governatori, respinte.
Il Patto per la Salute 2019-2021 su cui ieri è stata sancita l’intesa piena contiene anche l’apertura delle corsie di ospedale agli specializzandi al terzo anno e la possibilità, fino al 2022, di far restare in servizio i medici fino a 70 anni. E poi la rimodulazione del tetto relativo alla spesa del personale dal 5% al 10%, quella del tetto relativo agli acquisti di prestazioni da privato accreditato, la velocizzazione per i fondi destinati all’edilizia sanitaria. Nonché ultimo comma all’articolo 2 sui commissariamenti: «Il governo conviene di riesaminare, entro 180 giorni, d’intesa con le Regioni interessate, la procedura di nomina dei commissari ad acta, anche alla luce degli ultimi indirizzi della Consulta».
Le Regioni interessate sono Molise e Calabria, cenerentole dei piani di rientro che rischiavano di restare nel dimenticatoio – peggio, in un purgatorio a vita che somiglia a un inferno di fatto mentre il resto delle amministrazioni recupera titolarità di programmazione e fondi premiali – e che invece nel Patto del ministro Speranza trovano una sponda fondamentale.
Non sarebbe stato possibile con l’ex ministro 5s del governo gialloverde. Fu Giulia Grillo a sancire – per la seconda volta in pochi anni – l’incompatibilità fra governatori e commissari. L’incompatibilità voluta dai pentastellati (e mai applicata a Campania e Lazio) è stata abrogata qualche settimana fa dalla Corte Costituzionale. Gli ermellini hanno dato ragione al ricorso proposto dalla giunta Toma. Significa che, ad oggi, il presidente potrebbe essere nominato commissario, ma anche no. A Roma ieri il governatore ha vinto una tappa fondamentale, dopo la svolta arrivata col verdetto del giudice delle leggi. Usando una metafora, ha preso la maglia rosa al termine del ‘tappone’ dolomitico del Giro d’Italia e ora deve conservarla fino a Milano.
Quanto ha contato l’assist del ministro Boccia, che presiede la Stato-Regioni e che lunedì mattina ha affermato a Campobasso che la sentenza della Consulta va rispettata e che è opportuno che la programmazione dei servizi sanitari avvenga su questo territorio? «Molto. Ha contribuito davvero tanto», risponde senza esitazione Toma.
Una versione differente arriva dal deputato 5s Antonio Federico. Il Balduzzi, dice, dà indicazioni sui parametri da rispettare ma il Molise «è già in deroga». I problemi, prosegue, sono altri: «L’extrabudget assegnato ai privati, si milioni di euro anticipati dalla Regione per i pazienti di fuori regione che usufruiscono delle strutture private sul nostro territorio, il fatto che mancano medici perché i concorsi vanno deserti oppure perché mancano le commissioni di valutazione». Quanto al commissariamento, lui che aveva evidenziato l’assenza della previsione nell’ultima bozza ora corregge il tiro, parla di «conferma» che porterà ai «commissari per obiettivo», cioè per indicati per specifiche criticità. È sicuro quindi che non sarà Toma a prendere il posto di Giustini. Anno nuovo, saga nuova: nel 2020 la nuova stagione della serie.
rita iacobucci
























