Giovedì, il giorno dopo la riapertura dei confini regionali, Matteo Salvini ricomincia il suo tour in Italia. Prima tappa, il Molise, dove sarà in serata.
Un caso? Domani i due flash mob in occasione del 2 giugno, due giorni dopo il leader del Carroccio piomba in regione.
A sentire Jari Colla, che ieri sera è stato ospite in collegamento telefonico di Fuoco incrociato su Teleregione, l’alleanza è (quasi) archiviata. Il commissario della Lega ha ripercorso quanto accaduto in queste settimane. dopo l’azzeramento della giunta – «un’operazione di palazzo» in piena pandemia, così Colla – Toma ha ricostituito l’esecutivo lasciando fuori un partito che gli ha consentito di vincere le elezioni. Poi la trattativa e il chiarimento, che il commissario ha confermato e che ha visto partecipare anche «i vertici nazionali di Forza Italia». Il ritorno di un uomo di Salvini nel governo di Palazzo Vitale era atteso a ore, ma Toma poi ha rinviato tutto a novembre. «Siamo all’opposizione», la conseguenza dichiarata a Teleregione da Colla. Che affida una possibilità diversa solo a un chiarimento importante. Intanto oggi la Lega non sarà nella stessa piazza di Toma.
Lui, il presidente della Regione, invece sceglie la diplomazia. Non vuole rompere con un alleato importante, che sullo scenario nazionale può significare molto in prospettiva per il Molise. Ma neanche vuole sacrificare la posizione della sua maggioranza in Consiglio. Sarebbe l’ennesimo benestare a decisioni che il Carroccio è abituato a prendere a Roma o a Milano e che in Molise si realizzano per lealtà. Più o meno questo il sentiment degli uomini più vicini a Toma. «I capricci di un partito importante, la Lega, sono come quelli di una bella donna: si sopportano con leggiadria. La Lega ha portato 11mila voti alla coalizione e io tengo fede ai patti. Dobbiamo però trovare un equilibrio con la posizione della maggioranza consiliare, che va rispettata. Credo che lo troveremo, ma con cautela e senza pressioni e spinte», dice Toma.
Qualche attento osservatore suggerisce una lettura più ampia della vicenda. Nella rosa di nomi che circolava nei giorni scorsi, c’era anche il presidente del Consiglio comunale di Termoli Michele Marone. Due anni fa, rinunciando alla candidatura con l’attuale compagine di governo della Regione disse: non mi interessano le ammucchiate. Al presidente e alla sua maggioranza, che dovrebbero essere l’ammucchiata in questione, non deve essere piaciuto chissà quanto vedere che quel nome ora era in lizza. Per entrare a far parte dell’ammucchiata…
Non era l’unico nome. Chissà che la mediazione e l’equilibrio non si trovino su altri nomi allora.

r.i.

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