Il lungo tappeto rosso non c’è più. E anche il nome del palazzo, in questi anni, è cambiato. Quando c’era lui, la sede del Consiglio regionale s’identificava con un più generico Palazzo Moffa, dal nome dei proprietari dello stabile che ospita l’Aula e gli uffici di consiglieri, commissioni e presidenza. Oggi, a Palazzo D’Aimmo, il tappeto rosso che si snodava lungo le scale fin dentro lo studio-ufficio del secondo piano è sparito. Come del resto sono scomparse le manie di grandezza che sono costate a Michele Picciano, ex presidente del Consiglio regionale, la condanna per peculato (per un importo complessivo di 55mila 501 euro e 50 centesimi) a tre anni di reclusione, al pagamento delle spese processuali, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla confisca della somma corrispondente.
Si chiude il primo round dell’inchiesta sulle spese pazze della politica sostenute nel periodo compreso tra il 2009 e 2011 che ha coinvolto uno degli uomini simbolo di Forza Italia in Molise, finito nell’inchiesta portata avanti con determinazione e concretezza dall’allora pm Fabio Papa che affidò le indagini, delicate e rilevanti, alla Digos.
L’impianto accusatorio, suffragato dal lavoro certosino degli agenti, ha retto all’impatto della sentenza di primo grado, arrivata sei anni dopo la chiusura dell’inchiesta, conclusa il 29 gennaio 2014. La vicenda fece scalpore e, come spesso accade per le faccende molisane, travalicò i confini regionali e occupò quotidiani blasonati e tg dai grandi ascolti.
Peculato e abuso d’ufficio i reati contestati allora a Michele Picciano, un presidente mecenate e ospitale. Nel suo studio, oggetto anche di importanti lavori di ristrutturazione indispensabili per rendere i locali più ariosi e ampi, non mancavano mai piccoli gesti di attenzione e riguardo verso gli ospiti: 6mila euro in cialde di caffè e orzo, bevande varie e acqua. Undicimila, invece, i fondi pubblici utilizzati per rendere ancor più accogliente l’ufficio al secondo piano del Palazzo. Nella lista degli acquisti una lampada da tavolo da 936 euro, l’ormai famoso tappeto color prugna da 2.160 euro, le opere di Aldo Falso (3.240 euro), Goffredo Luciani (4mila) e Giuseppe Eliseo (1.000). Per entrambe le categorie di spesa, il Tribunale di Campobasso (Salvatore Casiello presidente, Scarlato e D’Onofrio giudici a latere) lo ha assolto perché il fatto non sussiste. Non è andata così per le altre voci della carta di credito istituzionale. Dal 2009 al 2011, il presidente con la passione per l’interior design e la pittura, si fece notare per l’uso allegro e a tratti sfrontato delle risorse pubbliche. Oltre 60 i momenti conviviali organizzati nei migliori ristoranti e pagati strisciando la carta di credito istituzionale oppure fatturando sul conto della presidenza del Consiglio regionale. E i buffet, sontuosi: per festeggiare il Natale nel 2009 spese 5mila euro. E nel 2010, per non fare torto a nessuno, ne organizzò ben tre di momenti conviviali per scambiarsi gli auguri: uno per i consiglieri regionali, l’altro per i dipendenti e il terzo per i giornalisti. Metodo di pagamento? Sempre lo stesso, ad ogni modo non un euro di tasca propria.
Finiscono nell’inchiesta e diventano motivo di condanna anche i frenetici acquisti di libri «in alcun modo pertinenti a finalità istituzionali – scriveva allora la Procura-, regalie a fini presumibilmente elettorali considerato anche che spesso gli acquisti effettuati risultavano essere stati richiesti dagli stessi soggetti interessati». Tra questi 300 copie di «Sant’Agostino: discorsi sul Natale e l’Epifania», 100 copie di «Semplice-Spazio,tempo, poesia», 71 di «Tetralogia», 120 del «Sorriso del sole» e 83 copie di «Dal salotto al ring televisivo».
Ospitale, generoso, colto e solidale: Picciano non ha mancato di far sentire la propria vicinanza istituzionale attraverso l’elargizione di contributi, a volte anche ad associazioni private. «Contributi – scriveva sempre la Procura – per iniziative del tutto prive di significato concreto sia pure solo per l’immagine della Regione».
Picciano è stato però assolto per intervenuta prescrizione, assieme all’ex segretario personale Francesco Colucci, dall’accusa di abuso relativamente alla concessione di contributi alla onlus di cui lo stesso collaboratore era presidente.
«Una vicenda che ci ha tenuto in tensione fino alla fine – spiega l’avvocato Giuseppe Fazio che ha difeso Colucci -; ero e sono convinto dell’estraneità del mio assistito e lo abbiamo dimostrato in aula, supportati dalle prove documentali. Basti pensare che nel 2009 sono state 151 le associazioni che hanno ricevuto contributi, oltre 140 nel 2010 e 70 nel 2010. Tutti contributi validati dalle strutture regionali preposte, sia chiaro. Ma solo quelli accreditati alla onlus di Colucci sono stati ritenuti meritevoli di indagine».
La sentenza di condanna depositata il 24 giugno interrompe una lunga striscia di assoluzioni che ha accompagnato gli ultimi anni, trascorsi lontano dalla politica, dell’ex presidente Picciano, assistito in questo processo dagli avvocati Arturo Messere e Marco Lorusso: assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di concussione relativamente alle 75 borse di studio da 8.600 euro erogate a margine della campagna elettorale del 2006. Assolto per intervenuta prescrizione anche dall’accusa di voto di scambio.
ppm

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