Andrea Greco va giù pesante subito. Al termine dell’illustrazione della mozione – sono passate da poco le 11 – scandisce: «Toma e il suo governo sono la più grande sciagura che il Molise abbia avuto».
Dopo di lui la collega capogruppo del Pd Micaela Fanelli mette in fila quel che il Molise non è e cosa dovrebbe essere. Consapevole che la mozione non passerà, però vede il buono: «Al di là dei numeri – commenta coi giornalisti a margine del suo intervento in Aula – il segnale forte è stato dato. Interpretiamo quel che pensano i molisani e che cioè, fra alchimie e litigi, la giunta Toma non sta lavorando bene e deve cambiare registro».
Il segretario regionale dem Vittorino Facciolla avvia il suo intervento con un verdetto sull’atteggiamento della maggioranza: «Pecunia non olet». Che brutta cosa, dice Toma. «Brutta assai, lo so. Ma è così», ribatte l’ex vicepresidente della Regione. Registra che «le peggiori critiche le vengono dalla sua maggioranza. Per coerenza mi sarei aspettato il silenzio, invece qualcuno si eleva a suo difensore a cottimo. Non è dignitoso per questa Assise». Tra i motivi della sfiducia: il Consiglio vota per il centro Covid a Larino, Asrem e Dg Salute elaborano un altro piano e Toma lo manda a Roma, ripercorre Facciolla.
Sulla sanità attacca anche Greco, nel suo intervento per dichiarazione di voto, apre uno squarcio sul deficit Asrem 2019. Fa riferimento al disavanzo tornato a 109 milioni, dunque è quello dell’azienda sanitaria e dipende, accusa ricordando quanto ha scavato nei bilanci della Gsa, «per gran parte per le prestazioni in extra budget e per gran parte quindi da quella liquidità che noi anticipiamo per i due grandi privati accreditati: Neuromed e Gemelli Spa». La butta lì, resta senza grandi conseguenze perché il momento è pieno di ‘altro’. Ma promette un seguito.
A fine giornata, dopo che tutti i consiglieri 5s hanno dato il loro contributo al dibattito puntellando la richiesta di sfiducia, l’esito scontato. «Con il teatrino dell’ipocrisia andato in scena Consiglio regionale la maggioranza si è assunta la responsabilità di prolungare un’agonia. Da oggi i consiglieri di centrodestra dovranno accompagnare Toma nella narrazione di un Molise che non c’è e dovranno risponderne ai lavoratori, agli operatori sanitari, ai sindacati, agli amministratori locali, agli imprenditori, ai molisani in difficoltà, insomma a tutte le categorie che ogni giorno contestano l’operato del presidente», il loro commento a fine seduta.
«Il presidente festeggerà l’esito del voto senza rendersi conto di essersi consegnato alla maggioranza di cui da oggi sarà ancor più ostaggio. Mentre il Molise si spegne, la legislatura si regge solo grazie alle regalie fatte ai consiglieri: poltrone, deleghe, incarichi, nomine, sono queste le modalità con cui si vorrebbe amministrare la Regione».

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