Trasferire all’ex Gemelli i reparti del Cardarelli non d’urgenza o comunque non strettamente collegati alle prestazioni d’emergenza assicurate dal pronto soccorso di contrada Tappino. È questa l’ipotesi di lavoro sul tavolo della struttura commissariale della sanità molisana che avrebbe già avuto anche qualche confronto operativo con i vertici del Responsible Resarch Hospital.
Unità operative come la riabilitazione, o la medicina interna e altre dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, per le quali non c’è bisogno di avere nello stesso stabile le sale operatorie per interventi in elezione o immediati, potrebbero quindi trovare posto nell’ala non utilizzata della vicina struttura di cui posò la prima pietra San Giovanni Paolo II il 19 marzo del 1995.
Si tratta di un edificio molto più “giovane” e funzionale rispetto al Cardarelli, dimensionato per un’utenza e un numero di posti letto di gran lunga superiori a quelli attualmente gestiti (per questo presenta un’intera sezione pronta per diventare ospedale ma desolatamente vuota) e che è rimasto di proprietà dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il fondo Responsible presieduto da Stefano Petracca ha infatti acquistato le quote di Gemelli Molise Spa (prima il 90% per poi completare qualche settimana fa l’acquisizione dal Policlinico Gemelli di Roma), quindi la gestione del presidio ospedaliero, ma non la struttura (costruita peraltro con i fondi pubblici). Elemento, questo, comunque superabile.
Forse anche per questo, e per verificare fino in fondo una possibilità che il commissario Bonamico e il sub Di Giacomo stanno valutando concretamente, è stato rispolverato il progetto di integrazione risalente all’amministrazione Frattura. Tutto il Cardarelli in quel caso era destinato a spostarsi di qualche centinaio di metri, il decreto firmato dall’ex presidente e commissario sugli investimenti finanziati con il cosiddetto “articolo 20” della legge sull’edilizia sanitaria prevedeva anche la realizzazione del pronto soccorso all’allora Fondazione Giovanni Paolo II.
Ora l’idea dell’integrazione, solo strutturale e non funzionale però, è tornata d’attualità. Il commissario Bonamico, dopo aver visitato gli ospedali pubblici molisani, non ha nascosto l’intenzione di accorpare i posti letto di discipline, e ha fatto proprio l’esempio della riabilitazione, che sono parcellizzati qua e là sul territorio e spesso in edifici non molto sicuri né performanti. Allo stesso tempo, il patron del Research Petracca ha l’esigenza – e anche lui non ne ha fatto mistero – di portare a regime l’investimento milionario sulla sanità molisana riempiendo di “contenuti”, quindi di servizi e prestazioni di assistenza, l’ex Gemelli.
Due necessità da cui potrebbe venir fuori una “virtù”, visto che il Cardarelli presenta notevoli criticità. Mettere in sicurezza e ristrutturare un edificio del genere significherebbe avere a disposizione immense risorse e non è proprio il caso del Molise. Al contrario, quelle finora destinate all’edilizia sanitaria regionale e in particolare destinate all’ospedale del capoluogo – il decreto di Frattura sull’articolo 20 ma anche più recentemente l’assegnazione di fondi per la realizzazione della cosiddetta “Torre Covid” che rappresenterebbe comunque la riqualificazione di una parte del Cardarelli – sono rimaste del tutto inutilizzate.
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