Tredici case di comunità, tre centrali operative e la ristrutturazione dei due ospedali di comunità già operativi, il Vietri e il Santissimo Rosario. Questa la cornice formale del documento di programmazione della rete sanitaria territoriale adottato con decreto del commissario Marco Bonamico e del sub Ulisse Di Giacomo.
Dal punto di vista del contenuto, fra le altre cose, si segnalano l’attivazione delle aggregazioni professionali di medici, le Aft di cui ha sollecitato l’istituzione qualche giorno fa il sindacato Snami Molise e le Uccp, la valorizzazione dell’infermiere di famiglia o di comunità nei vari setting assistenziali e il completamento della dotazione organica per questa figura (raggiungendo lo standard di un infermiere ogni 3mila abitanti, attualmente il rapporto è pari a uno ogni 6.500 abitanti). L’obiettivo di fondo è intercettare e curare sul territorio (e sempre più anche al domicilio del paziente) le patologie a bassa intensità assistenziale, croniche e non, e ridurre così progressivamente gli accessi impropri ai Pronto soccorso degli ospedali.
Il provvedimento, datato 1 marzo e pubblicato ieri all’albo pretorio della Regione, prevede anche un Centro specialistico regionale autismo presso la Neuropsichiatria infantile di Campobasso «in cui opera il team specialistico, che assicura la presa in carico entro un tempo massimo di 30 giorni dalla segnalazione del pediatra di libera scelta (…), la diagnosi (se necessario con il supporto tecnico specialistico dei Centri di riferimento ad alta specializzazione) e la definizione del progetto terapeutico-abilitativo personalizzato».
I pilastri della rete individuata con il decreto 20/2024 dei commissari della sanità sono «la continuità dell’assistenza, la medicina d’iniziativa con la presa in carico dei pazienti cronici, il governo delle liste di attesa e la piena integrazione dei nodi della rete sociosanitaria territoriale (Case della Salute, Mmg, forme associative di Mmg e Pls, farmacie, poliambulatori, distretti sociosanitari, presidi ospedalieri)».
Per quanto riguarda le Aggregazioni funzionali territoriali, esse rappresentano forme organizzative funzionali e mono-professionali dei medici di base che perseguono obiettivi di salute e di attività definiti dall’Azienda sanitaria regionale. Fra l’altro, assicurano l’erogazione delle prestazioni territoriali di base assistendo, nella forma domiciliare e ambulatoriale, la popolazione in carico ai medici che la compongono; garantiscono la continuità dell’assistenza mediante l’utilizzo della ricetta elettronica dematerializzata il continuo aggiornamento della scheda sanitaria individuale informatizzata e del Fascicolo sanitario elettronico; garantiscono l’accessibilità all’assistenza nel territorio di competenza h24 e sette giorni su sette, assicurando l’erogazione a tutti i cittadini dei Lea; erogano, se necessario, diagnostica di primo livello, utilizzando principalmente i professionisti che la compongono, al fine di ridurre accessi impropri al Pronto soccorso.
L’Unità complessa di cure primarie (Uccp) è, invece, una forma organizzativa complessa multi-professionale della medicina territoriale che offre un sistema integrato di servizi per la presa in carico della comunità di riferimento, in continuità. Garantisce: l’accoglienza, la collaborazione e l’integrazione tra i professionisti e gli operatori sanitari, socio-sanitari e sociali; la condivisione e l’applicazione dei percorsi assistenziali; la sede privilegiata per la presa in carico e l’assistenza nei confronti dei portatori di patologie croniche.
Entrambe queste articolazioni sono ricomprese nelle case di comunità. Le Uccp saranno localizzate a Larino e Venafro.
Si chiama “farmacia dei servizi”, invece, l’intervento previsto nell’area matesina per superare «le difficoltà che incontrano le popolazioni dei piccoli centri» della zona «nella fruizione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale, erogate presso l’attuale distretto sanitario dell’area sito in Bojano o presso il capoluogo Campobasso». In particolare si punta a dotare i Comuni «di postazioni diagnostiche fisse e mobili, ad uso delle farmacie e degli infermieri di comunità, per erogare servizi alla popolazione, implementando l’attività di telemedicina».
Nelle 13 case di comunità che saranno attivate, a regime dovrà essere assicurata la presenza di equipe multidisciplinari. Considerando il fabbisogno di personale delle case di comunità, delle tre centrali operative territoriali (a Termoli, Bojano e Venafro) e degli ospedali di comunità per strutturare l’offerta di assistenza territoriale – attuando le linee guida decretate a livello nazionale con il dm 77 – servono 255 unità (fra coordinatori infermieristici, infermieri, Oss e personale tecnico, assistenti sociali, personale delle funzioni riabilitative, amministrativi e medici. «Si procederà – si legge nel documento – ad una ricognizione del personale attualmente presente nelle strutture del territorio e ad un eventuale ricollocamento del personale dipendente dell’Asrem».
La ristrutturazione di case e ospedali di comunità è finanziata dal Pnrr.
Attraverso il potenziamento della telemedicina e l’implementazione di strumenti che consentano interazioni a distanza medico-paziente, soprattutto per le prestazioni di diagnostica e monitoraggio, si mira a portare al 10% (dal 6,13% del 2022) la quota di popolazione over 65 assistita al domicilio.
E, ancora, sarà aumentata la dotazione di letti per le strutture residenziali e semiresidenziali (dall’assistenza anziani ai malati terminali, dai disabili fisici all’assistenza psichiatrica): 380 posti in più nelle strutture del territorio (il 70% entro il 2024 e il restante 30% entro la fine del 2025), impatto economico stimato pari a 9,5 milioni. Anche in questo caso l’obiettivo è ridurre la mobilità passiva e i ricoveri inappropriati.
r.i.

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