Un reparto di malattie infettive che quindi qualifichi il Vietri come centro Covid. Alleggerirebbe il Cardarelli (o lo sostituirebbe?) e sarebbe funzionale a una gestione a lungo raggio della pandemia. Il coronavirus non sparirà in pochi mesi, non prima del vaccino. E la sanità molisana, come quella delle altre regioni, è alle prese con il riavvio di servizi non urgenti che però ora non si possono più tenere sospesi.
Il commissario Angelo Giustini alla riunione dell’unità di crisi di mercoledì ha ribadito la sua proposta di trasformare il Vietri nella struttura che cura le malattie infettive e quindi le conseguenze del Sars-Cov2. Da casa della salute a ospedale specializzato per il Covid: un triplo salto carpiato.
Si è detto: è deciso. La task force non ha avuto obiezioni, anzi anche il presidente Toma ha riconosciuto nella riunione a Giustini la titolarità della scelta sui servizi ospedalieri. Favorevole, dunque, il suo giudizio. A patto, certo, che il commissario provveda con le risorse necessarie alla strumentazione tecnica e alla dotazione di personale necessarie alla riapertura del Vietri.
La prossima settimana il generale della Finanza cui fu affidato il piano di rientro del Molise dal governo Conte I sarà in regione. «Dovremo approfondire l’interlocuzione», dice il dg dell’Asrem Oreste Florenzano. Che col direttore sanitario Scafarto ha elaborato il piano seguito fin qui: hub misto, Covid e non, il Cardarelli. «Il nostro piano ha funzionato bene nella prima fase», rivendica. Ed elenca una serie di fattori da cui non sottrae la fortuna, ma pure i buoni comportamenti dei molisani nel contenere i contagi e una organizzazione dei percorsi (sporco e pulito) che ha fruttato un risultato importante: zero contagi tra gli operatori dell’ospedale regionale. «Il Cardarelli come il Cotugno di Napoli», sottolinea il direttore che proprio da Napoli arriva. «Aggiungo che abbiamo conseguito un’expertise innegabile: dal laboratorio al reparto di malattie infettive che ha funzionato in maniera egregia – anche in relazione al numero di pazienti che è poi passato in rianimazione – e così anche la terapia intensiva per la quale siamo ai vertici a livello nazionale». Certo, numeri piccoli quelli da gestire. Ma sono gli stessi a cui si fa riferimento quando si ripartono i finanziamenti statali. «Una progettualità che ha dimostrato di funzionare non può essere stravolta, peraltro in corso d’opera. Per cui, ben venga la possibilità di avere a Larino un altro ospedale importante per il Covid. Dove servono però fra le altre cose un laboratorio non tradizionale, la radiologia, la rianimazione: una serie di cose che non ci sono. E soprattutto personale». Serve un intervento strutturale che avrà tempi lunghi.
E invece alla normalità il servizio sanitario regionale deve tornare a breve. Della fase 2 sanitaria Florenzano ha discusso ieri sera col presidente Toma. Nei prossimi giorni si conosceranno meglio i dettagli. «Stiamo valutando altre soluzioni, che in tempi molto più brevi ci garantirebbero il risultato. Una delocalizzazione degli ambulatori del Cardarelli che ci consentirebbe di mantenere una gestione a fisarmonica. Noi non sappiamo se dovremo tornare in fase 1, non ce lo auguriamo ma è un rischio che c’è». E dove sarebbero de localizzati gli ambulatori dell’ospedale regionale che resta quindi hub di riferimento per il Covid e contemporaneamente per le reti tempodipendenti? «Varie ipotesi – risponde il dg di via Petrella – Una rimodulazione interna o un’idea viciniore o una soluzione che si può aggiungere».
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