Come possano 8 casi su 432 totali dall’inizio della pandemia far lievitare l’indice Rt del Molise a 2,2 è una domanda legittima. Che avrà sicuramente una risposta logica e semplice per chi conosce come funziona il monitoraggio.
Nel comunicato con cui l’Iss illustra le ‘pagelle’ è spiegato che «nella pressoché totalità delle Regioni il trend settimanale (18-24 maggio, ndr)) dei nuovi casi diagnosticati per data di diagnosi/prelievo è in diminuzione e gli indici di trasmissibilità (Rt) sono al di sotto di 1. Per quanto riguarda la stima dell’Rt, si sottolinea che quando il numero di casi è molto piccolo alcune regioni possono avere temporaneamente un Rt superiore a 1 a causa di piccoli focolai locali che finiscono per incidere sul totale regionale, senza che questo rappresenti un elemento preoccupante». È piuttosto evidente,che questa avvertenza descriva il 2,2 del Molise, unica regione sopra 1.
Il presidente Toma spiega che il report inviato alle Regioni contiene 3 stime di Rt: quella su 14 giorni e per il Molise è 0,76, un’altra che va dal 10 maggio all’ospedalizzazione ed è 1,41 e infine il 2,2 «che descrive un periodo brevissimo, in pratica il picco del cluster rom». Va da sé che se in un giorno vengono fuori 28 casi (il 9 maggio per esempio), fotografato in quel momento l’Rt schizza. Toma ha discusso anche con l’unità di crisi dell’indice (che anche sui giornali nazionali è finito come il più alto d’Italia) e al termine della riunione resta tranquillo. «Il comitato scientifico ci ha rassicurato che la situazione resta confortante. Tutti gli altri indicatori fanno dire al Ministero stesso che siamo a rischio basso», ribadisce il presidente della Regione.
Anche se «l’incidenza settimanale rimane molto eterogenea nel territorio nazionale» e «in alcune regioni il numero di casi è ancora elevato denotando una situazione complessa ma in fase di controllo» mentre «in altre il numero di casi è molto limitato», comunque « non si registrano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri».
L’Iss, però, raccomanda cautela «specialmente nel momento in cui dovesse aumentare per frequenza ed entità il movimento di persone sul territorio nazionale». Con la riapertura dei confini fra Regioni, prevista dal 3 giugno dall’ultimo dpcm. Ai governatori non è arrivata ancora alcuna convocazione per definire il quadro diversamente dall’ultimo decreto di Conte che ieri sera ha incontrato i capi delegazione dell’esecutivo e alcuni ministri.
La giornata di oggi è quindi decisiva. Se il rischio resta basso e da Roma non arrivano indicazioni contrarie, si riaprono i confini.
Toma ha intanto aggiornato con ordinanza le linee guida per le attività che hanno già rialzato la serranda (specificando che non dovranno inviare un’altra autodichiarazione). Il documento, approvato dalla Conferenza delle Regioni qualche giorno fa e da lui recepito, contempla le linee guida anche per attività che ancora non possono riaprire (da calendario nazionale). Per il momento, Toma ha scelto di non anticipare altre autorizzazioni.

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